Monfalcone, caso di ripudio islamico, Cisint (Lega): «Qui si applicano le leggi italiane, non la Sharia»

Un cittadino italiano di origine pakistana ha chiesto all'anagrafe del Comune di Monfalcone di trascrivere un certificato di divorzio ottenuto in Pakistan attraverso il “talaq”, la pratica islamica del ripudio unilaterale della moglie. La richiesta è stata respinta dal Comune, che l'ha ritenuta contraria ai principi dell'ordinamento italiano. Sul caso interviene duramente l'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint: «Qui si applicano le leggi italiane, non la Sharia».
La vicenda, secondo quanto riportato nel comunicato di Cisint, è stata raccontata oggi dal quotidiano La Verità e riporta al centro dell'attenzione il tema del riconoscimento in Italia di un divorzio ottenuto attraverso il ripudio.
La richiesta presentata a Monfalcone
Al centro del caso c'è dunque la richiesta avanzata da un cittadino italiano di origine pakistana agli uffici del Comune di Monfalcone.
L'uomo avrebbe chiesto di trascrivere un certificato di divorzio ottenuto in Pakistan attraverso il talaq, meccanismo descritto nel comunicato come una pratica islamica che consente il ripudio unilaterale della moglie.
Il Comune di Monfalcone ha però respinto la richiesta, ritenendo il riconoscimento dell'atto contrario ai principi dell'ordinamento italiano.
Cisint: «Ha trovato la porta chiusa»
A intervenire sulla vicenda è Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega.
«Bastano tre parole per ottenere in quei Paesi islamici il ripudio della moglie: talaq, talaq, talaq. Quest'uomo pretendeva che una pratica fondata sulla Sharia venisse riconosciuta anche a Monfalcone e in Italia, ma ha trovato la porta chiusa. Qui si applicano le leggi italiane, non la Sharia», afferma Cisint.
Una presa di posizione con cui l'europarlamentare leghista mette al centro soprattutto il tema dei diritti della donna.
«Decide l'uomo, unilateralmente»
Cisint contesta infatti la natura stessa del ripudio, sottolineandone l'unilateralità.
«Con il ripudio la donna viene privata di ogni possibilità di scelta: decide l'uomo, unilateralmente», dichiara.
Nel comunicato viene richiamato anche un precedente giudiziario: una sentenza del 24 maggio 2008 della Corte d'Appello di Cagliari, che, secondo quanto riportato nella nota, dispose la trascrizione in Italia di un provvedimento egiziano di divorzio riconducibile al ripudio.
Cisint critica anche quel precedente: «È ancora più grave che in passato persino una Corte d'Appello italiana abbia riconosciuto effetti a una pratica che consideriamo barbara e lesiva della dignità e dei diritti della donna».
Il tema dell'integrazione
L'europarlamentare collega quindi il caso di Monfalcone al più ampio dibattito sull'integrazione.
«A chi continua a parlare di integrazione dando sempre la colpa agli italiani rispondiamo con i fatti: i nostri valori, le nostre leggi e il rispetto della dignità della donna non si negoziano», sostiene Cisint.
Si tratta di una posizione politica espressa dall'esponente della Lega, che utilizza la vicenda per ribadire la propria linea sul rapporto tra integrazione e rispetto dell'ordinamento italiano.
Cisint chiede la revoca della cittadinanza
Il passaggio politicamente più forte riguarda la cittadinanza italiana dell'uomo.
«Quanto al cittadino pakistano, riteniamo inaccettabile che chi pretende di far riconoscere nel nostro Paese pratiche di questo tipo abbia ottenuto la cittadinanza italiana», dichiara Cisint.
L'europarlamentare prosegue chiedendone la revoca: «A nostro avviso gli deve essere revocata, come previsto dalla nostra proposta di legge».
Anche in questo caso si tratta della posizione e della proposta politica espressamente formulate da Cisint nel comunicato.
«In Italia non c'è spazio per la Sharia»
La conclusione dell'europarlamentare è altrettanto netta: «In Italia non c'è spazio per la Sharia: la legge è una sola ed è quella italiana».
Il caso di Monfalcone mette così al centro una richiesta di trascrizione di un certificato di divorzio ottenuto in Pakistan attraverso il talaq, respinta dal Comune, e contemporaneamente apre un nuovo fronte politico sul tema dell'integrazione, dei diritti delle donne e della cittadinanza.
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