Trieste, Palutan: «I comitati non diventino opposizioni non elette in cerca di visibilità»

«Piove sempre sul bagnato». Laura Palutan, presidente della Lista Dipiazza, interviene sul ruolo dei comitati cittadini e di quartiere, mettendo in guardia dalla loro proliferazione e difendendo la funzione istituzionale delle Circoscrizioni. Una posizione netta, ma accompagnata da una distinzione: per Palutan i comitati possono rappresentare una risorsa quando collaborano con le istituzioni, mentre diventerebbero problematici quando finiscono per creare percorsi paralleli rispetto agli organismi democraticamente eletti.
«La proliferazione di comitati per ogni singolo rione o evento rischia di diventare controproducente», afferma Palutan. Secondo la presidente della Lista Dipiazza, moltiplicare queste realtà può «frammentare le istanze dei cittadini e creare binari paralleli che scavalcano, ma soprattutto ostacolano, il lavoro delle Circoscrizioni e del Comune».
La difesa delle Circoscrizioni
Il cuore dell'intervento riguarda proprio le sette Circoscrizioni triestine.
Palutan ne sottolinea la natura di organismi eletti democraticamente e rappresentativi delle diverse forze politiche, rivendicando il lavoro svolto quotidianamente dai consiglieri sul territorio.
«Le Circoscrizioni sono l'unico organo del territorio suddiviso in sette zone, eletto democraticamente e rappresentativo di tutte le forze politiche», sostiene.
La presidente della Lista Dipiazza ricorda inoltre che l'attività circoscrizionale è sottoposta a regole e procedure burocratiche, ma ritiene che proprio attraverso questa struttura venga garantito «un vero servizio pubblico».
«I consiglieri ci mettono la faccia»
Palutan richiama anche l'impegno personale dei consiglieri circoscrizionali.
«I consiglieri mettono a disposizione il proprio tempo personale», afferma, ricordando la partecipazione alle commissioni, comprese quelle che si svolgono fuori sede, e precisando che non sarebbe previsto un compenso aggiuntivo per queste attività oltre al gettone relativo alle sedute del Consiglio.
Soprattutto, aggiunge Palutan, gli eletti «ci mettono la faccia», assumendosi una responsabilità nei confronti degli elettori e facendosi carico sia dei problemi segnalati dal territorio sia delle critiche che possono accompagnare la ricerca delle soluzioni.
«I comitati non siano opposizioni non elette»
È il passaggio più politico dell'intervento. Palutan sostiene che i comitati non dovrebbero trasformarsi in soggetti alternativi agli organismi rappresentativi.
«I comitati non dovrebbero agire come "opposizioni non elette" in cerca di visibilità o di scorciatoie mediatiche, ma dovrebbero convogliare le proprie istanze all'interno dei percorsi democratici», afferma.
Una critica che non si traduce però in una bocciatura generale dello strumento dei comitati. Al contrario, Palutan sostiene che la collaborazione possa produrre risultati quando le diverse realtà lavorano in sinergia.
Il modello indicato: il Comitato di Altura
Come esempio positivo viene citata l'esperienza del Comitato di Altura, che secondo Palutan avrebbe collaborato efficacemente con la Settima Circoscrizione.
La presidente della Lista Dipiazza sostiene che questa sinergia abbia consentito di ottenere risposte anche su questioni complesse che coinvolgono soggetti esterni all'amministrazione comunale, citando in particolare l'ATER.
Per Palutan è questa la strada da seguire: i comitati come interlocutori e strumenti di partecipazione, senza sovrapporsi alle istituzioni territoriali.
«Non condivido il tutti contro tutti»
«Ben vengano i comitati che scelgono la strada della cooperazione per il bene della comunità», conclude Palutan.
La presidente della Lista Dipiazza riassume quindi la propria posizione in una contrapposizione tra due modelli: da una parte la collaborazione tra cittadini, comitati, Circoscrizioni e istituzioni; dall'altra una dinamica conflittuale nella quale ciascun soggetto procede autonomamente.
«La vera partecipazione non si fa lavorando in parallelo, ma portando la voce del territorio dentro le istituzioni».
E sulla seconda strada il giudizio politico di Palutan è esplicito: «Altra formula invece è tutti contro tutti e questa, spiace, ma non la condivido».
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