Migranti morti di freddo, il duro comunicato del Siulp: “Non è emergenza ma indifferenza”
Due migranti morti a Udine, uno a Pordenone e uno a Trieste. È questa la realtà riportata nel comunicato stampa del Siulp, che accende i riflettori su un dramma umano consumato nel silenzio e nel gelo. Le vittime, secondo il sindacato, non sono numeri ma persone lasciate senza protezione in un territorio che conosce da anni le problematiche legate alla marginalità.
“Parole e ipocrisia”
Il comunicato usa toni forti: in un Paese che ogni giorno invoca “civiltà, diritti, umanità”, la morte per freddo di quattro persone è considerata dal Siulp la fotografia più sincera della nostra epoca. Il sindacato cita Albert Camus sull’uso delle parole come strumento di autoassoluzione: continuare a definire “emergenza” ciò che, da oltre vent’anni, a Trieste è parte della quotidianità.
Natale in città e gelo ai margini
Nel documento si sottolinea anche il contrasto tra l’atmosfera natalizia e la vita nei luoghi di fortuna dove molte persone trovano riparo. “Mentre le lucette illuminano Piazza Unità, il gelo fa il suo sporco lavoro nel ghetto”, si legge. A Trieste il recente sgombero nell’area del porto vecchio diventa esempio di una gestione centrata sulla sicurezza più che sulla protezione.
Un richiamo a Pasolini
Il Siulp cita Pier Paolo Pasolini: “Siamo tutti in pericolo”, ma non per un gesto diretto di violenza. Secondo il comunicato, la vera arma è l’indifferenza, definita “più letale dell’odio”. Il messaggio è chiaro: non mancano coperte o spazi, manca la volontà di intervenire e l’empatia istituzionale, mentre le risorse vengono destinate ad altre priorità.
“The show must go on”
Il testo si chiude con una previsione amara: qualche giorno di indignazione, poi tutto tornerà come prima, tra regali di Natale e riti festivi. I quattro morti di freddo sono descritti come una ferita al principio di solidarietà sancito dall’articolo 2 della Costituzione.
La denuncia del Siulp resta un invito a guardare oltre la superficie, interrogandosi sulle scelte politiche e sulla responsabilità della collettività verso chi vive ai margini della società.
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