Guardie giurate: «Controlliamo stazioni, porti e tribunali, ma siamo ancora considerati ripiego» (VIDEO)

Le guardie giurate non devono essere considerate una presenza secondaria o un semplice supporto alle forze pubbliche. È il messaggio lanciato da Christian Currò, segretario regionale dell’ASGRI, durante il confronto di Trieste Cafe dedicato a sicurezza e movida.
Currò ha sottolineato la presenza capillare della vigilanza privata sul territorio nazionale e il ruolo già svolto in numerose infrastrutture sensibili.
«Siamo oltre 60mila sul territorio»
«Le guardie giurate attualmente vengono viste inconsciamente, e soprattutto per una questione di non conoscenza delle normative, anche da parte delle istituzioni, come un supporto. Ma assolutamente non sono solo supporto, potrebbero fare molto, ma molto di più».
Currò ha ricordato che il comparto conta oltre 60mila operatori e che la vigilanza privata è già impegnata quotidianamente in luoghi strategici.
«Tutte le stazioni metropolitane, le stazioni ferroviarie, tutti i terminal navali, nonché i porti, i tribunali, sono tutti sotto il nostro controllo e dopo arriva la forza pubblica. Il filtro lo facciamo noi».
Il confronto con gli altri Paesi
Secondo Currò, il riconoscimento professionale della vigilanza privata in Italia resta distante rispetto ad altri Paesi.
All'estero, ha osservato, figure come security guard e security officer avrebbero un peso e una considerazione differenti, mentre in Italia continuerebbe a sopravvivere l'idea della guardia giurata come professione di ripiego.
Una rappresentazione che il segretario regionale ASGRI respinge nettamente.
«Se io voglio fare il poliziotto, faccio il poliziotto. Se io voglio fare la guardia giurata, quindi tutela beni mobili e immobili e anche entità pubbliche, faccio la guardia giurata».
La normativa e il riferimento al 1931
Currò ha quindi richiamato l'impianto normativo del settore, ricordando come una parte delle regole trovi origine nel Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931, successivamente modificato e aggiornato.
Secondo il rappresentante sindacale, però, gli interventi effettuati nel tempo non sarebbero ancora sufficienti a dare al comparto un assetto pienamente moderno.
«Attualmente c'è un disegno di legge fermo in Senato che porterebbe molta dignità al comparto e aiuterebbe sicuramente anche la parte statale».
Una risorsa già presente sul territorio
Il punto sollevato da Currò è dunque quello di valorizzare professionalità che già oggi operano quotidianamente in stazioni, porti, tribunali e altre strutture sensibili.
Una forza numericamente importante che, secondo ASGRI, potrebbe contribuire in maniera ancora più significativa alla sicurezza complessiva se accompagnata da una normativa aggiornata e da un riconoscimento più chiaro delle competenze.
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