Integrazione a Trieste, il SIULP lancia l’allarme: “un fallimento pagato dai poliziotti”

La gestione dell’immigrazione e dell’integrazione a Trieste finisce nuovamente sotto i riflettori. A intervenire con parole nette è il SIULP, il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia, che denuncia con forza una situazione ormai giudicata insostenibile: “L’integrazione è fallita, e il conto lo stanno pagando i poliziotti”, afferma Francesco Marino, segretario provinciale del sindacato di maggioranza nel comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico.
L’accusa è doppia, rivolta sia alla destra che alla sinistra, colpevoli – secondo il SIULP – di aver adottato approcci ideologici agli antipodi ma ugualmente inefficaci.
Ghettizzazione o accoglienza indiscriminata: due facce dello stesso fallimento
“Chi ha promesso soluzioni concrete in campagna elettorale – afferma Marino – oggi non può negare che la situazione sia peggiorata. La ghettizzazione dei migranti, alimentata a fini propagandistici, produce allarme sociale, ma soprattutto genera marginalizzazione e può favorire la devianza”. Dall’altro lato, “chi rifiuta qualsiasi regolamentazione, considerandola discriminatoria, legittima un’accoglienza senza regole, che si traduce in assenza di integrazione e in comportamenti ostili verso le regole della convivenza civile”.
Una critica netta, che punta il dito contro una gestione ideologica del fenomeno migratorio, lontana dalla realtà quotidiana vissuta dalle forze dell’ordine sul territorio.
Trieste resta più sicura di altre città, ma il trend è preoccupante
Sebbene Trieste venga ancora percepita come una città relativamente sicura rispetto ad altri centri del Nord Italia, il SIULP mette in guardia: “La percezione d’insicurezza è ormai un dato oggettivo. Le risorse sono diminuite e i compiti aumentati. Non possiamo più tacere”.
Nel dettaglio, Marino denuncia una progressiva riduzione del personale in servizio operativo: “Se un tempo erano operative almeno cinque volanti, oggi capita che ce ne siano solo due. A questo si aggiungono carichi impropri, come attività umanitarie legate all’accoglienza, che non sono di competenza primaria della Polizia di Stato”.
“Accoglienza gestita dai poliziotti: mansioni improprie che indeboliscono il controllo del territorio”
Secondo il sindacato, la mancanza di una rete civica strutturata ha trasformato le forze dell’ordine in supplenti di un sistema di accoglienza assente: “I colleghi si trovano a dover affrontare compiti sociali e umanitari che, pur svolti con senso del dovere, sottraggono energie all’attività di prevenzione e contrasto dei reati”.
Dubbi anche sull’efficacia dei controlli ai valichi di frontiera
Il SIULP critica inoltre l’operazione ai confini, attiva da quasi due anni: “Il dispositivo non ha prodotto risultati misurabili, mentre le condizioni operative sono difficili e i costi a carico dei contribuenti sono sproporzionati rispetto ai benefici”.
Serve un cambio di rotta: sicurezza e integrazione non sono incompatibili
Alla luce del quadro attuale, il sindacato rilancia la richiesta di un approccio serio, responsabile e non ideologico, che sappia coniugare legalità, sicurezza e integrazione reale: “Superiamo le strumentalizzazioni politiche: servono risposte concrete alla cittadinanza e a chi lavora in divisa per proteggerla” – conclude Marino.
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