Il pericolo dell'islamizzazione nelle istituzioni locali

La presentazione del primo candidato sindaco a Monfalcone, presidente di un Centro islamico e sostenuto da una lista composta interamente da immigrati stranieri, prevalentemente musulmani, rappresenta un evidente salto di qualità nel processo di islamizzazione in corso nel nostro Paese. Si tratta di un tentativo di prendere possesso delle nostre istituzioni e di condizionarle.
Chi ha ritenuto esagerati gli allarmi sulla reale volontà di queste comunità di imporre i propri valori e cancellare la nostra identità deve ora confrontarsi con una prospettiva concreta: le regole della sharia potrebbero entrare nei consigli comunali e nelle altre assemblee elettive, con tutto il peso ideologico che le accompagna. Un’ideologia che rifiuta i nostri ordinamenti giuridici, pratica la sottomissione delle donne e inneggia alla violenza del terrorismo di Hamas.
La politica delle porte aperte agli stranieri e la permissività delle norme sui ricongiungimenti familiari – a cui il governo ha ora posto rimedio – hanno favorito la crescita della presenza musulmana, trasformandola in un rischio reale per la convivenza nelle nostre città. A questo si aggiunge il controllo esercitato da chi governa i Centri islamici su queste comunità.
Non è accettabile che realtà islamiche, che rifiutano di siglare l’intesa con lo Stato prevista dalla Costituzione per evitare di adeguarsi ai nostri ordinamenti e che non rispettano la carta di impegni sottoscritta con il permesso di soggiorno, possano proporsi alla guida delle istituzioni locali senza esprimere chiaramente l’obbligo di rispettare i principi fondamentali su cui si basa il nostro Paese.
Per questo, sfido i candidati alle istituzioni a pronunciarsi in modo vincolante e senza ambiguità sull’assunzione dei principi fondamentali della Costituzione italiana: la piena uguaglianza tra uomo e donna, il rifiuto e la condanna del velo integrale, il rigetto dei matrimoni combinati, dell'infibulazione, della poligamia e il rispetto delle leggi urbanistiche, di sicurezza e di ordine pubblico.
Allo stesso tempo, chi intende assumere responsabilità pubbliche deve garantire trasparenza rispetto agli interessi della galassia musulmana, spesso opachi e difficili da individuare, dai finanziamenti provenienti dai Paesi più integralisti del mondo fino alle coperture verso l’illegalità, il caporalato e l’estorsione, fenomeni che vedono protagonisti molti stranieri.
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