Giorno del Ricordo, Rifondazione Comunista Trieste: "Chiediamo più storia, meno celebrazioni e niente propaganda"

"In fine gennaio-inizio febbraio puntualmente si scatena, in Italia e soprattutto a Trieste, una tempesta memoriale. La Giornata della memoria (27 gennaio, liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa), però, ormai viene schiacciata da due altre ricorrenze: innanzitutto il 26 gennaio è prevista la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino (“scopo del provvedimento è quello di tenere vivo il ricordo della battaglia di Nikolaevka, combattuta dagli alpini il 26 gennaio del 1943”, ma non si ricorda che si tratta di un episodio in una guerra di aggressione nazifascista). Questa celebrazione ha un obiettivo: creare un’ennesima verità di Stato basata su sfacciate amnesie concernenti i crimini delle guerre fasciste. Effetto collaterale di questa legge, unita a quella che istituisce il Giorno del ricordo il 10 febbraio, è l’attenuazione del valore dirompente della liberazione del Campo di Auschwitz: i Governi e i Parlamenti che hanno istituito le giornate del 26.01 e del 10.02 sanno benissimo che così gli orrori nazifascisti vengono relativizzati. Altro che unicità della shoah!
La propaganda, inoltre, fa continui passi da gigante: quest’anno dal cilindro magico sono uscite l’istituzione di un Museo (“Foibe. Il Museo a Roma”, titola Il Piccolo 01/02) e l’integrazione della Legge istitutiva della Giornata del 10 febbraio grazie alla quale la verità di Stato viene fatta entrare di peso nelle scuole (per il tramite di corsi, concorsi e gite), possibilmente estromettendo l’ANPI dalle medesime: così la verità di Stato obbligatoria avvelenerà le nuove generazioni. Il museo è, in particolare, un chiaro “museo della propaganda (…) realizzato e gestito da una Fondazione cui potranno aderire ‘soggetti pubblici e privati’, ovvero presumibilmente le associazioni degli esuli monopolizzate dall’estrema destra governativa o più radicale” (Eric Gobetti).
Rifondazione comunista è ben lontana dal negare la necessaria pietas –che è pietas umana, intellettuale e politica, cioè azioni contro la ferocia- nei confronti di chi ha subito, non pochi da innocenti, quei crimini (foibe ed esodo, fenomeni peraltro complessi e tra di loro da distinguere nelle motivazioni, nelle dinamiche e negli esiti). Ma l’interpretazione globale di quei fatti, chiaramente utilizzata per creare egemonia, deve essere combattuta con le armi della ricerca, della critica e della divulgazione. Chiediamo più storia, meno celebrazioni e niente propaganda. Questo chiediamo, non per ottenere visioni condivise (ambigue perché non tengono conto dei rapporti di forza del momento) ma per creare un luogo comune entro cui, storicamente e politicamente, far muovere studi e dibattiti privi delle ignobili speculazioni e menzogne oggi dominanti."
A riferirlo Partito della Rifondazione Comunista (Trieste)
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