Fvg, forze dell’ordine chiedono riconoscimento dell’indennità di bilinguismo: “Dritto di civiltà”
SIULP, UNARMA e SINAFI FVG hanno unito la loro voce in una piattaforma rivendicativa indirizzata ai Segretari nazionali per il rinnovo del CCNL 2025–2027, chiedendo il riconoscimento dell’indennità di bilinguismo italiano–sloveno per il personale delle forze dell’ordine in servizio nei 32 comuni del Friuli Venezia Giulia tutelati dal DPR 161/2007.
Il documento, firmato da Fabrizio Maniago (Segretario regionale SIULP FVG), Angelo Vella (Segreteria regionale UNARMA FVG) e Bartolomeo Cammarino (Referente regionale SINAFI FVG), parte da un principio di equità: “Non chiediamo un privilegio, ma la semplice estensione di un diritto già riconosciuto in Alto Adige e in Valle d’Aosta, dove l’indennità di bilinguismo è parte integrante del trattamento economico del personale”.
Un riconoscimento già previsto altrove, ma negato in Friuli Venezia Giulia
In Alto Adige/Südtirol e in Valle d’Aosta, l’indennità di bilinguismo è garantita da specifiche leggi statali e regionali. Gli operatori pubblici che superano l’esame linguistico (italiano–tedesco o italiano–francese) ricevono un’indennità mensile, cumulabile con altre voci retributive, per l’uso effettivo della seconda lingua nei rapporti con il pubblico.
Per i sindacati friulani, lo stesso principio dovrebbe valere in Friuli Venezia Giulia, dove l’uso della lingua slovena nei rapporti con le istituzioni è sancito da un solido impianto normativo: la Legge 482/1999 tutela le minoranze linguistiche storiche, mentre la Legge 38/2001 e la Legge regionale 26/2007 disciplinano e promuovono l’uso dello sloveno negli uffici pubblici.
In particolare, l’articolo 8 della Legge 38/2001 riconosce ai cittadini sloveni il diritto di comunicare con le autorità locali nella propria lingua e di ricevere risposta nella stessa, mentre il DPR 161/2007 individua i 32 comuni della regione dove questa tutela si applica integralmente.
“Chi parla sloveno lavora meglio, più in fretta e con più sicurezza”
I promotori spiegano che il bilinguismo non è solo un valore culturale, ma uno strumento operativo indispensabile per chi lavora sul confine. Gli agenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali si trovano infatti a interagire quotidianamente con cittadini di madrelingua slovena e a collaborare con la Polizia slovena, che già riceve un’indennità (“dodatek”) per la conoscenza dell’italiano nelle zone bilingui.
“È un riconoscimento logico e doveroso – si legge nel documento – perché chi utilizza una seconda lingua nel servizio pubblico svolge una funzione aggiuntiva di interesse collettivo: facilita i rapporti istituzionali, accelera le comunicazioni e contribuisce alla coesione sociale”.
I precedenti europei e il modello locale
L’iniziativa dei sindacati si inserisce in un contesto europeo dove il bilinguismo è premiato in diversi Stati: in Belgio, Finlandia e Spagna, gli operatori pubblici che usano più lingue ufficiali ricevono incentivi economici o riconoscimenti professionali.
Anche in Friuli Venezia Giulia esistono già modelli locali: nei Comuni bilingui come Duino Aurisina/Devin-Nabrežina e San Dorligo della Valle/Občina Dolina, i contratti collettivi del comparto Enti locali (art. 82 CCRL 2002) prevedono un’indennità di bilinguismo per i dipendenti che usano stabilmente lo sloveno.
Verso il rinnovo del contratto 2025–2027
Per SIULP, UNARMA e SINAFI, il passo successivo sarà l’inserimento dell’indennità di bilinguismo nel nuovo contratto nazionale 2025–2027 del comparto difesa e sicurezza, con modalità analoghe a quelle previste per le regioni a statuto speciale già interessate.
La proposta prevede corsi linguistici con esame finale, certificazione ufficiale del livello di competenza e un’indennità mensile cumulabile con le altre voci retributive, erogata solo a chi presta servizio nei territori bilingui e utilizza effettivamente la lingua.
“Una battaglia di equità e rispetto per chi serve lo Stato”
Il documento si chiude con un appello ai vertici nazionali: “È una battaglia di civiltà giuridica e di rispetto. Le norme esistono già, manca solo la volontà politica e contrattuale di applicarle. Riconoscere questa indennità significa valorizzare le competenze, migliorare l’efficienza dei servizi e restituire dignità a chi ogni giorno lavora in prima linea per la sicurezza di tutti”.
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