Fine vita in Veneto, Porro da Medjugorje: «Consiglieri cattolici fermino ogni deriva eutanasica»
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Un forte appello contro l’approvazione di una normativa regionale sul fine vita arriva fino a Trieste da Medjugorje, dove, secondo quanto riferito in una nota inviata alla redazione di Trieste Cafe da Salvatore Porro, consigliere comunale di Trieste appartenente a Futuro Nazionale, circa 500 pellegrini provenienti dal Nord Est si sarebbero riuniti in preghiera sul Podbrdo.
Il messaggio è rivolto in particolare ai componenti del Consiglio regionale del Veneto, impegnati nel dibattito sulla proposta di legge riguardante il fine vita.
«Un appello ai politici di tutti gli schieramenti»
Nella comunicazione ricevuta dalla redazione viene riferito che fedeli provenienti da Vicenza, Padova, Treviso, Castelfranco, Bassano, Mestre, Venezia e dalla provincia di Trento avrebbero seguito con attenzione quanto stava accadendo in Consiglio regionale.
Secondo quanto riportato nella nota, alle 14.20 il presidente Luca Zaia avrebbe sospeso il dibattito per consentire l’esame degli emendamenti.
Parallelamente, il gruppo di pellegrini riunito a Medjugorje avrebbe pregato affinché i rappresentanti politici veneti decidessero di non approvare norme ritenute favorevoli all’eutanasia.
«La vita è inviolabile»
Nel lungo appello indirizzato ai consiglieri regionali viene richiamata apertamente la dottrina della Chiesa cattolica e, in particolare, il principio dell’inviolabilità della vita umana.
Il documento sostiene che l’eutanasia rappresenti una «gravissima violazione della legge di Dio» e richiama anche la Samaritanus bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede.
L’invito rivolto ai politici che si riconoscono pubblicamente nella fede cattolica è quello di valutare la propria posizione alla luce dei valori religiosi professati.
La richiesta: rafforzare cure palliative e assistenza
Uno dei passaggi centrali dell’appello riguarda le alternative indicate all’eutanasia e al suicidio assistito.
«La vera compassione non consiste nel provocare la morte, ma nell’accompagnare il malato nella sofferenza attraverso il potenziamento delle cure palliative e del supporto medico, psicologico e spirituale», si legge nel documento.
Viene inoltre espresso un netto rifiuto dell’accanimento terapeutico, sostenendo al tempo stesso la necessità di garantire vicinanza, assistenza e dignità alle persone malate e fragili.
L’appello finale al Consiglio regionale
La richiesta conclusiva è quella di un voto contrario a quella che viene definita nel testo una «deriva eutanasica».
«Vi invito a riflettere profondamente, in scienza e coscienza, e a esprimere un voto che rigetti ogni deriva eutanasica, promuovendo invece una cultura della vita e dell’effettiva solidarietà sociale», si legge nell’appello.
Si tratta di una presa di posizione fortemente connotata sul piano religioso e politico, che si inserisce nel più ampio confronto pubblico sul fine vita, tema che continua a dividere istituzioni, forze politiche, associazioni e opinione pubblica.
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