Movida a Trieste, il luogo comune vacilla: «Gli eventi sono tantissimi, bisogna sapere dove andare» (VIDEO)

Trieste è davvero una città con poco divertimento oppure continua a portarsi dietro un'immagine che non corrisponde più alla realtà? È stato uno dei temi centrali del confronto sulla movida triestina andato in scena dal palco della Sagra de la Sardela, con Dennis Fantina, Max De Palma, Riccardo Brigante, Mauro Manni e Stefano Rebek, nella diretta condotta da Luca Marsi.
Le posizioni emerse sono state differenti. Se Max De Palma ha lamentato la scarsità di spazi e gli orari ridotti per la musica, Mauro Manni e Stefano Rebek hanno invece sottolineato la quantità di appuntamenti che caratterizza l'estate triestina.
«A livello di spazio, a mio parere, ci sono tanti spazi dove divertirsi», ha affermato Manni, raccontando di aver lavorato praticamente ogni sera durante la settimana e ricordando come, in alcune giornate, si sovrappongano addirittura due o tre appuntamenti.
Rebek: «Trieste è piena di cose da fare»
Ancora più netto Stefano Rebek.
Secondo lui il problema non sarebbe esclusivamente l'offerta, ma anche la capacità di conoscere ciò che accade in città.
«Io credo che Trieste sia piena di cose da fare», ha dichiarato, ricordando anche un precedente Reel di Trieste Cafe nel quale diversi giovani provenienti da fuori città avevano espresso giudizi positivi sul mare, sui castelli, sui locali, sugli eventi e sui dj set.
Rebek ha quindi messo in discussione uno dei luoghi comuni più resistenti.
«Trieste vive in questa bolla di idea di città morta, dove non è morta», ha affermato.
E per dimostrarlo ha portato l'esempio delle zone maggiormente frequentate della città, dal Canal Grande a Cavana passando per piazzetta Barbacan.
«È pieno di gente, ovunque e dovunque», ha aggiunto.
Il caso Canal Grande
Secondo Rebek, anche l'evoluzione del Canal Grande sarebbe indicativa.
Una zona che anni fa attirava meno pubblico e che, secondo quanto raccontato durante la diretta, negli ultimi tre anni avrebbe conosciuto una forte crescita di frequentazione e una riapertura di numerosi locali.
Lo stesso Rebek ha fatto riferimento agli affitti particolarmente elevati di alcune attività della zona, interpretandoli come un segnale dell'interesse commerciale generato dalla presenza di persone.
La sua conclusione è stata ironica ma netta: «Noi amiamo lamentarci», un'abitudine che secondo lui contribuisce a conservare l'etichetta di città poco viva anche quando le strade raccontano altro.
Barcola piena anche al tramonto
Durante il confronto è intervenuto anche Riccardo Brigante, arrivato da Monfalcone e rimasto colpito dalla quantità di persone presenti a Barcola.
Luca Marsi ha ricordato come Brigante gli avesse appena raccontato la propria sorpresa nel vedere tanta gente sul lungomare.
«Sì, è vero, confermo», ha risposto il consigliere.
Rebek ha quindi osservato che erano già le 19.30 e che, nelle ore precedenti, la presenza sarebbe stata ancora maggiore.
Il punto critico resta il ballo
Il fatto che Trieste sia piena di eventi non significa, però, che secondo gli ospiti non esistano problemi.
Lo stesso Rebek che difende l'offerta cittadina ha indicato una mancanza precisa: un luogo nel quale i giovani possano ballare realmente fino a tarda sera.
«Eventi ce ne sono? Sì, è pieno, ma la discoteca manca», ha dichiarato.
Ed è proprio qui che le diverse posizioni del dibattito finiscono per avvicinarsi.
Trieste può avere molte serate, sagre, dj set, concerti e locali, ma una parte degli operatori continua a chiedere uno spazio specificamente progettato per la vita notturna.
Una città che deve forse raccontarsi diversamente
Dal confronto della Sagra de la Sardela emerge quindi una fotografia meno semplice dello slogan “a Trieste non c'è niente”.
Gli appuntamenti esistono e, secondo diversi protagonisti della serata, sono aumentati. Il pubblico risponde e alcune aree cittadine risultano particolarmente frequentate.
Restano però aperte le questioni degli orari, degli spazi destinati al ballo e delle regole per chi organizza.
La domanda iniziale, dunque, cambia forma: forse il problema non è più stabilire se Trieste si diverta, ma come vuole divertirsi e fino a che punto è pronta a trasformarsi in una città viva anche la sera.
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