Fine vita, ORA! Trieste: «Il Veneto dimostra che la richiesta è ormai trasversale»

Il voto del Consiglio regionale del Veneto sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” riaccende il dibattito anche in Friuli Venezia Giulia.
A intervenire sul tema è Domitilla Savino, referente di ORA! Trieste, che sottolinea come la richiesta di regolamentare l’accesso al fine vita stia assumendo, a suo giudizio, una natura sempre più trasversale sia nella popolazione sia tra le forze politiche.
Il voto del Veneto
Secondo quanto riportato nella nota diffusa da ORA! Trieste, il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la proposta “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta da oltre 9.000 firme.
Savino ricorda come già nel 2024 il Veneto fosse stato tra i primi territori a discutere una legge sul fine vita, poi respinta per un solo voto.
Nella nota viene richiamata anche la posizione di Luca Zaia, indicato come favorevole alla necessità di definire procedure chiare, presa in carico, verifiche e assistenza sanitaria.
«Una richiesta sempre più trasversale»
Per ORA! Trieste, il punto politico centrale è proprio questo.
«Notiamo come la richiesta di ricorrere al suicidio assistito con regole trasparenti e garanzie effettive assuma sempre più una caratteristica trasversale nella popolazione e tra le forze politiche», afferma Savino.
Il riferimento è anche al fatto che il provvedimento sia stato approvato in una Regione amministrata dal centrodestra, elemento che secondo ORA! dimostrerebbe come il tema non possa essere ricondotto esclusivamente a una singola area politica.
L’attenzione si sposta sul Friuli Venezia Giulia
La posizione di ORA! Trieste guarda ora direttamente al Friuli Venezia Giulia.
Dopo la bocciatura avvenuta nel 2024, il movimento auspica che il tema possa tornare nuovamente all’esame del Consiglio regionale.
L’obiettivo indicato è quello di regolamentare l’accesso al fine vita definendo procedure e garanzie per le persone che si trovano in condizioni di estrema sofferenza e vulnerabilità.
«Non deve appartenere a uno schieramento politico»
La conclusione dell’intervento è netta.
«Il fine vita non deve appartenere a uno schieramento politico, ma semplicemente rispondere alla domanda trasversale di poter decidere liberamente della propria vita fino alla fine», sostiene Savino.
Una posizione che riporta così il confronto anche in Friuli Venezia Giulia, dove il tema potrebbe tornare a essere al centro del dibattito politico e istituzionale.
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