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Politica

“Due pesi e due misure sui social”: la denuncia sulla ‘famiglia del bosco’ e gli influencer intoccabili

Luca Marsi·
“Due pesi e due misure sui social”: la denuncia sulla ‘famiglia del bosco’ e gli influencer intoccabili

C’è un doppio standard che attraversa i social network e che oggi emerge con forza, lasciando aperte domande scomode sul rapporto tra minori, comunicazione digitale e responsabilità pubblica. È questo il nodo centrale del comunicato firmato da monsignor Ettore Malnati, teologo e presidente dell’Associazione Culturale Studium Fidei, e da Andrea Bulgarelli, giornalista e comunicatore, coordinatore della Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale.

Un tema che, ricordano gli autori, non nasce oggi. Già oltre tre anni fa erano state sollevate pubblicamente preoccupazioni sui rischi dei social network per i più giovani, in particolare per i minorenni. Avvertimenti che, nel pieno dell’entusiasmo digitale, non avevano trovato ascolto, ma che sono poi confluiti anche nella riflessione etica e culturale della Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale.

Al centro della critica c’è una domanda rimasta senza risposta: chi controlla davvero gli influencer, soprattutto quando trasformano la vita familiare e i propri figli minorenni in contenuto pubblico e, spesso, in strumento commerciale? Un interrogativo che riguarda l’assenza di vigilanza sulle attività promozionali mascherate e sull’esposizione dei minori in contesti digitali ad altissima visibilità.

Durante le festività natalizie, spiegano Malnati e Bulgarelli, i social sono stati invasi da video di unboxing, regali scartati davanti alle telecamere, scene familiari cariche di apparente tenerezza ma chiaramente orientate al consumo. Ambientazioni lussuose, ricchezza ostentata e modelli di vita sopra le righe hanno fatto il giro delle piattaforme senza che nessuno sollevasse obiezioni sull’educazione dei bambini coinvolti o sul messaggio trasmesso.

Di fronte a questo scenario, la reazione riservata alla cosiddetta “famiglia del bosco” appare agli autori sproporzionata e incomprensibile. Una famiglia che conduceva una vita riservata, sobria e rispettosa della natura, lontana dai riflettori e dall’ostentazione, si è trovata improvvisamente sotto una lente di severità e giudizio che ha violato la sfera privata e compromesso anche la serenità del periodo natalizio.

Il contrasto è netto: da una parte chi espone sistematicamente i minori a logiche commerciali senza alcun intervento pubblico, dall’altra una famiglia colpita con durezza, come se la scelta di una vita semplice fosse diventata un’anomalia da correggere. “Due pesi e due misure”, sottolineano i firmatari, che rischiano di lasciare un segno profondo e duraturo.

Secondo Malnati e Bulgarelli, non si può sostenere di non aver visto ciò che accade quotidianamente sui social, fenomeni ampiamente raccontati anche dai media tradizionali. La vera questione non è la visibilità, ma il modello di società che si decide di tollerare o di colpire: l’effimero dell’ostentazione sembra trovare spazio e indulgenza, mentre la stabilità, la discrezione e il rispetto della natura finiscono sotto accusa.

Una riflessione che va oltre il singolo caso e interroga istituzioni, piattaforme digitali e opinione pubblica su quali valori si scelga davvero di tutelare nell’era dei social network.

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