Pubblichiamo da Roberto Cosolini
Si conclude un anno sicuramente difficile. Un altro anno di pandemia ha impattato sulla nostra salute e sulla nostra vita quotidiana. Un anno in più che ha cominciato a mettere a dura prova la coesione sociale del paese che pur si dava appuntamento sui balconi per cantare assieme.
Il 2022 arriva nell’incertezza, ma ci auguriamo possa essere l’anno della svolta, quello in cui la nostra vita prenderà davvero la direzione verso una graduale normalità.
Vorrei condividere con voi alcuni impegni per il prossimo anno. Perché gridare all’emergenza non può essere una scusante per sempre.
Mi auguro che l’Italia sarà in grado di mantenere il ritmo della ripresa economica, ma che nel farlo dedichi grande attenzione alla riduzione degli squilibri sociali che, come in ogni grande crisi, si sono accentuati in questi due anni. È cresciuto il divario tra garantiti e non garantiti, si sono diffuse povertà e precarietà. C’è insomma chi è saldamente seduto sul treno della ripresa economica e chi al momento è rimasto assolutamente a terra. Ridurre il divario, dare a tutti opportunità: questa deve essere priorità della politica.
Se è vero che da ogni tragedia si può trarre una lezione, quella della pandemia è che abbiamo bisogno di una sanità pubblica forte e diffusa. Non possiamo sprecare l’occasione degli investimenti del PNRR: dobbiamo contribuire a rafforzarla. La pandemia ci ha mostrato luci ed ombre della nostra sanità, ma è assolutamente indiscutibile che la strada sia quella pubblica. Tutte le titubanze e le resistenze che vi sono da questo punto di vista vanno superate quanto prima.
Mi auguro, e mi impegnerò affinché ciò accada, che la nostra politica affronti il fatto che la società in questi anni è mutata profondamente. I casi di depressione a livello globale sono aumentati del 28% rispetto alle percentuali pre pandemia e i casi d’ansia del 26% (Lancet) e hanno riguardato soprattutto donne e giovani. McKinsey parla di “Great Resignation”: solamente in Italia, tra aprile e giugno 2021, mezzo milione di persone ha lasciato il proprio posto di lavoro. La scuola da casa, lo smart working obbligato, l’incertezza sul futuro, la generalizzata stanchezza, la paura, hanno lasciato una ferita che le istituzioni dovranno saper curare.
Infine, un altro impegno per l’anno nuovo: tutti noi dobbiamo lottare contro l’indifferenza. L’altro giorno, guardando la televisione, nel giro di pochi secondi sono apparse le immagini della Bielorussia, dei naufragi del Mediterraneo e della drammatica situazione delle donne in Afghanistan. E sono solo tre delle tante tragedie che si potrebbero ricordare. Viviamo nel rischio dell’indifferenza, vuoi perché ci concentriamo sui nostri problemi, vuoi perché ci sentiamo impotenti nel cercare le soluzioni, vuoi perché qualcuno trasmette il messaggio che tutto ciò non ci riguarda. Del resto, anche il mondo dell’informazione non ci aiuta in questo, bombardandoci di informazioni monotematiche per qualche giorno e poi accantonando il tema per aggredirne uno nuovo. L’indifferenza non è la via per vivere meglio, anzi. E abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo migliore di quello che appare oggi.
È d’altro canto vero che in tanti momenti difficili, l’umanità e le comunità che la compongono, sono riuscite a trovare la strada giusta e credo che questo possa essere l’augurio da condividere per il 2022: che tutti quanti noi assieme riusciamo ad imboccare la strada giusta.
Roberto