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Cronaca

Due giraffe giganti accolgono bambini e famiglie al Burlo: la facciata si trasforma in un’opera d’arte

redazione·
Due giraffe giganti accolgono bambini e famiglie al Burlo: la facciata si trasforma in un’opera d’arte

La facciata principale del Burlo Garofolo di Trieste cambia volto e diventa una grande opera d'arte capace di parlare soprattutto ai bambini. È stato inaugurato il nuovo murales realizzato dallo street artist Giulio Masieri, artista e decoratore ferrarese che unisce la tradizione della pittura murale al linguaggio contemporaneo della Street Art.

Protagoniste dell'opera sono le giraffe, animali scelti non casualmente: nel progetto diventano simbolo di dolcezza, empatia, accoglienza e cura. Un'immagine di grandi dimensioni che accompagna ora l'ingresso di piccoli pazienti, famiglie e operatori e che assume un significato particolare mentre l'istituto si prepara a celebrare i suoi 170 anni di storia.

Le giraffe giganti cambiano il primo impatto con l'ospedale

Giulio Masieri è conosciuto proprio per i suoi iconici animali giganti, attraverso i quali trasforma edifici e spazi urbani in racconti visivi dedicati alla natura e al rapporto tra uomo e ambiente.

Per il Burlo la scelta è caduta sulla giraffa, indicata come l'animale terrestre con il cuore più grande. Ma nell'opera non c'è soltanto la monumentalità dell'animale: il murales costruisce una scena nella quale il rapporto tra esseri umani e natura diventa metafora della cura.

L'obiettivo è trasformare anche visivamente un luogo inevitabilmente associato a visite, esami e ricoveri in uno spazio capace di comunicare serenità, vicinanza e accoglienza fin dal primo sguardo.

Tosolini: «Fondamentale che gli spazi siano sempre più accoglienti e colorati»

La direttrice generale Francesca Tosolini ha sottolineato il valore simbolico dell'opera proprio nell'avvicinarsi del 170esimo anniversario dell'istituto.

Il Burlo, ha ricordato Tosolini, pone al centro non soltanto diagnosi e cure, ma anche la qualità della vita dei pazienti e il percorso condiviso con le loro famiglie.

«Per questo è fondamentale che anche gli spazi siano sempre più accoglienti e colorati: un obiettivo che, grazie alle giraffe, risulta chiaro già dal primo impatto con la struttura».

Il nuovo volto della facciata diventa così parte di una concezione più ampia dell'assistenza, nella quale anche l'ambiente attraversato quotidianamente dai bambini può contribuire all'esperienza vissuta durante la permanenza in ospedale.

Cont: «I bambini alzano gli occhi e chiamano mamma e papà»

Particolarmente suggestive le parole di Gabriele Cont, presidente della Fondazione Burlo Garofolo, che ha spiegato il significato attribuito alla giraffa.

«La giraffa è un animale grande e forte, ma esprime una forza gentile. Ha grandi orecchie, che ci ricordano quanto l'ascolto venga prima di ogni risposta ai bisogni degli altri, e, con il suo lungo collo, riesce a guardare lontano».

Un'immagine che Cont collega direttamente alla missione dell'istituto: offrire a ogni bambino e alla sua famiglia la possibilità di guardare oltre la difficoltà del presente, verso «la crescita, il futuro e la speranza».

Ma la reazione forse più significativa è già arrivata proprio dai più piccoli.

«In questi giorni abbiamo già visto i bambini arrivare, alzare gli occhi e chiamare mamma e papà per mostrare loro la giraffa: è forse questa l'immagine più bella per raccontare il senso dell'opera di Giulio Masieri».

Lo sguardo tra mamma e cucciolo

Al centro del murales c'è anche il rapporto tra una giraffa adulta e il suo cucciolo, uno scambio di sguardi che assume un significato particolare sulla parete di un ospedale materno-infantile.

«Lo sguardo intenso tra madre e cucciolo sembra accogliere chi entra in ospedale», ha spiegato Cont, collegando l'opera a quel percorso di umanizzazione degli spazi che può contribuire a rendere meno difficile l'esperienza dell'ospedalizzazione.

Un'immagine che non parla soltanto ai pazienti. «Anche noi operatori ci sentiamo accolti la mattina arrivando al lavoro», ha aggiunto.

La giraffa diventa così uno dei simboli scelti per accompagnare i 170 anni del Burlo, una storia costruita attorno alla cura dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie.

Masieri: «La cura è accorciare una distanza»

È però lo stesso artista Giulio Masieri a consegnare una delle interpretazioni più evocative dell'intera opera.

La parola scelta è una sola: cura.

«Ci sono gesti semplici che non hanno bisogno di parole. Una mano che si tende, qualcuno che si avvicina, qualcosa che viene donato».

Nel murales compare infatti una bambina che offre dei gigli mentre le giraffe si abbassano verso di lei.

«Ho pensato a questo lavoro come a un incontro: la bambina offre dei gigli, le giraffe scendono verso di lei. La cura è forse proprio questo: accorciare una distanza».

Un'immagine semplice ma immediata, destinata ad accompagnare ogni giorno chi attraversa l'ingresso dell'ospedale.

Non soltanto un murales: cambia anche l'area esterna

La trasformazione non riguarda esclusivamente la facciata.

Il progetto comprende infatti anche una serie di interventi di sistemazione e messa in sicurezza degli spazi esterni, con l'obiettivo di rendere maggiormente fruibile l'area compresa tra l'ospedale e il parcheggio P1.

È prevista la creazione di un'area verde utilizzabile, insieme alla sistemazione del muro di confine verso la pista ciclabile Cottur, dell'area a monte dei poliambulatori e della recinzione che delimita il parcheggio P1 lungo via dell'Istria.

Un insieme di lavori che accompagnerà quindi la trasformazione estetica già immediatamente visibile sulla facciata.

Un nuovo simbolo per i 170 anni del Burlo

Il murales arriva in un momento particolarmente significativo per l'istituto triestino, che si prepara a celebrare 170 anni.

E proprio le due giraffe, con la loro presenza imponente ma allo stesso tempo rassicurante, diventano una sorta di nuovo saluto rivolto a chi entra.

Non soltanto un'opera da osservare, dunque, ma un'immagine costruita intorno a un messaggio preciso: rendere l'ospedale più vicino al mondo dei bambini e trasformare, per quanto possibile, anche lo spazio fisico della cura in un luogo capace di trasmettere accoglienza, ascolto e speranza.

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