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Cronaca

Ricreatori comunali, Stibiel: “Servono regole chiare e un ritorno alla missione originale”

redazione·
Ricreatori comunali, Stibiel: “Servono regole chiare e un ritorno alla missione originale”

Nel corso dell’incontro pubblico, promosso e organizzato dall’Unione Democratici Cristiani-Unione di Centro (UDC) di Trieste nella sala Conferenze Unicusano di Trieste, il presidente del Comitato Ex Allievi Ricreatorio Giglio Padoan, Franco Stibiel, ha analizzato l’evoluzione dei ricreatori di Trieste, denunciando lo snaturamento del loro ruolo educativo a favore di una mera funzione di assistenza alle famiglie e chiedendo maggior coraggio e responsabilità alle istituzioni. Che fine ha fatto la vera identità dei ricreatori comunali? È questa la domanda centrale emersa durante il partecipato incontro di ieri sera, primo ottobre. Stibiel, figura storica del mondo dei ricreatori cittadini, ha tracciato un lucido ed accorato confronto tra il modello fondato da Michele Cobolli nel 1908 e la realtà attuale. Secondo l'analisi presentata, il progressivo appiattimento dei ricreatori sulle esigenze del Servizio Integrativo Scolastico e la loro riduzione a semplici punti di custodia per i bambini delle scuole elementari hanno fatto smarrire l'essenza stessa di queste storiche istituzioni popolari.

Se un tempo i ricreatori accoglievano ragazzi e giovani fino a quattordici o quindici anni accompagnandoli nella delicata fase dell'adolescenza, oggi l'utenza è composta quasi esclusivamente da bambini delle scuole primarie che abbandonano la struttura non appena crescono. Contestualmente si assiste alla marginalizzazione dello sport e dei laboratori specializzati, come bande musicali, canto, teatro e lavori manuali, che in passato costituivano il vero motore di crescita e aggregazione dei quartieri. A questo impoverimento delle attività si aggiunge la frammentazione della figura del direttore, un tempo punto di riferimento costante in ogni singola struttura e oggi spesso sostituito da coordinatori divisi su più plessi. L'eccesso di burocrazia, unito al timore delle istituzioni di assumersi responsabilità educative o disciplinari di fronte alle richieste dei genitori, rischia così di paralizzare la capacità formativa dei maestri.

Per restituire ai ricreatori la loro valenza storica e sociale, Stibiel ha sottolineato la necessità di intraprendere interventi precisi. Risulta prioritario riorganizzare le attività per attrarre nuovamente gli adolescenti tra gli undici e i quindici anni, offrendo spazi di aggregazione sani per prevenire il disagio giovanile. Occorre inoltre distinguere la funzione di doposcuola dalla vera attività ricreativa, ridando centralità al gioco libero organizzato, allo sport di squadra e alla continuità del servizio, estendendolo eventualmente anche ai fine settimana e alle aperture pomeridiane estive. Infine, la rifunzionalizzazione dei ricreatori passa attraverso il ripristino di ruoli chiari e responsabilità definite, restituendo centralità alla figura del direttore di struttura e permettendo al personale educativo di applicare regole e disciplina senza il continuo condizionamento dei contesti esterni.

«I ricreatori sono nati per preservare i ragazzi dall'ozio, educandoli attraverso lo sport, la musica e la vita di comunità», ha ricordato Stibiel. «Riconoscerne l'utilità oggi significa avere il coraggio di non trasformarli in meri servizi assistenziali, ma di restituire loro la loro originale e straordinaria funzione educativa».

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