Corteo 25 aprile, piazza Libertà al centro: Linea d’Ombra “stiamo dalla parte della vita” (VIDEO)
Nel pieno del corteo del 25 aprile a Trieste, piazza Libertà si è trasformata in uno dei momenti più densi della giornata. Qui l’associazione Linea d’Ombra ha preso la parola davanti a centinaia di persone, in un clima attento, tra ascolto e applausi.
Una pausa che ha interrotto il ritmo del corteo per lasciare spazio a riflessioni profonde, capaci di intrecciare memoria storica e attualità.
“Il 25 aprile non è una data”
L’intervento si è aperto con un messaggio chiaro: il 25 aprile non viene descritto come una semplice ricorrenza, ma come una domanda che torna ogni anno, un interrogativo rivolto a tutti. “Da che parte vuoi stare?” è il senso che attraversa l’intero discorso.
Secondo quanto espresso, la risposta è netta: “stiamo dalla parte della vita”. Una presa di posizione che ha accompagnato l’intervento dall’inizio alla fine.
Contro le guerre e i confini
Nel corso del discorso è stato affrontato il tema delle guerre e dei confini, descritti come luoghi che restituiscono “corpi rotti” e “corpi torturati”, lungo la rotta balcanica e oltre.
Piazza Libertà viene definita “piazza del mondo”, uno spazio dove – secondo quanto dichiarato – si pratica accoglienza e si cerca di avere cura delle persone in transito, considerate “fratelli” affidati alla responsabilità di chi li incontra.
Resistenza come cura quotidiana
Un passaggio centrale riguarda il significato della resistenza, che viene legata non solo alla lotta ma anche alla cura quotidiana. La piazza viene descritta come un luogo di vita e di gioia, da vivere e sperimentare.
Allo stesso tempo viene sollevata una critica alla presenza delle forze dell’ordine, percepite come eccessiva rispetto a situazioni ritenute non problematiche, come la presenza di giovani seduti sull’erba.
Le denunce sull’accoglienza
L’intervento entra poi nel merito di alcune situazioni definite di abbandono, con riferimenti a persone migranti che non trovano accoglienza e a condizioni ritenute critiche.
Viene utilizzata l’espressione “reato alla vita” per descrivere tali situazioni, accompagnata dal racconto di episodi riguardanti persone che, secondo quanto riportato, non sarebbero state adeguatamente assistite.
Solidarietà e “fornelli resistenti”
Accanto alle criticità, viene sottolineata anche la presenza di una rete di solidarietà diffusa, con il riferimento ai “65 fornelli resistenti”, descritti come un’esperienza “magnifica” e “rivoluzionaria”, capace di contrapporre “l’ordine della vita” a quello della morte.
Un’azione concreta che, nelle parole dell’intervento, restituisce dignità e costruisce legami.
L’amore come atto politico
Un altro punto chiave riguarda il concetto di amore, definito come il “primo atto politico della vita”. Riconoscere l’altro come essere umano e mettersi al suo posto viene indicato come base per costruire solidarietà.
Un invito a superare l’individualismo e a interrogarsi su cosa si farebbe “se si fosse l’altro”.
Un appello che guarda al presente
Nella parte finale, il discorso torna sul significato del 25 aprile, definito ancora una volta come una domanda aperta. La scelta, secondo quanto dichiarato, è quella di non abituarsi alla guerra, alle sofferenze dei migranti, ai conflitti globali.
L’intervento si chiude con un invito diretto a partecipare, a conoscere la realtà della piazza e a superare i pregiudizi.
Il corteo riparte
Dopo la sosta e l’intervento, il corteo ha ripreso il suo percorso verso le Rive e piazza Unità d’Italia, accompagnato da cori e partecipazione.
Una tappa che ha lasciato il segno, inserendosi in una giornata in cui la memoria della Liberazione si intreccia con le tensioni e le domande del presente.
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