Consultori familiari a Trieste, raccolte oltre mille firme per la riapertura delle sedi chiuse

Oltre 1013 firme di cittadine e cittadini per chiedere la riapertura dei consultori familiari chiusi a Trieste. È questo il risultato della petizione presentata oggi, 26 febbraio 2025, al presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin da parte del Comitato Consultori insieme ai sindacati Fials e FP Cgil.
L'obiettivo è chiaro: rivedere l'accorpamento e l'organizzazione dei consultori cittadini per rispondere meglio alle esigenze dell'utenza e del personale sanitario.
"Trieste ha un consultorio ogni 100.000 abitanti: situazione insostenibile"
Secondo quanto riportato nella petizione, la normativa nazionale prevede un consultorio ogni 20.000 abitanti, ma dall’inizio del 2024, Trieste si trova con un solo consultorio ogni 100.000 abitanti. Questa drastica riduzione è stata motivata da ASUGI con la promessa di migliorare i servizi. Tuttavia, a più di un anno dalla riorganizzazione, le criticità riscontrate sarebbero molte.
"Quali criticità si volevano risolvere? Era davvero questa l'unica modalità?" si chiedono i promotori. La decisione di accorpare operatori e attività in sole due sedi cittadine non sarebbe stata accompagnata da un atto formale pubblico.
Criticità evidenziate: personale insufficiente e servizi ridotti
Durante l’incontro con il presidente Bordin, il Comitato ha presentato un quadro preoccupante delle condizioni attuali dei consultori:
- Mancanza di personale: La carenza registrata nel 2023 non solo non è stata sanata, ma si è aggravata, riducendo le ore di assistenza disponibili per i cittadini.
- Assistenza domiciliare invariata: Contrariamente a quanto promesso, non sono stati incrementati i servizi a domicilio.
- Libertà di scelta limitata: Gli utenti vengono spesso dirottati su sedi lontane dalla loro residenza, specialmente per visite ginecologiche. Questo compromette la continuità assistenziale, fondamentale per la qualità delle cure.
- Offerta ridotta: Le visite ginecologiche sono ora riservate solo a donne in gravidanza, per la contraccezione, l’IVG e la menopausa. Le altre donne devono rivolgersi ad ambulatori specialistici con lunghe attese e costi aggiuntivi.
- Equipe multidisciplinari assenti: Non tutte le sedi dispongono dei team multidisciplinari previsti dalla normativa.
- Partecipazione negata: Nonostante la legge del 1978 preveda il coinvolgimento degli utenti nella gestione dei consultori, la richiesta inviata a gennaio 2024 dal Comitato è rimasta senza risposta.
Bordin: "Necessario un confronto con ASUGI e le parti coinvolte"
Il presidente Mauro Bordin ha garantito che la petizione verrà trasmessa alla III Commissione regionale competente in materia di salute. "A più di un anno dall’avvio della riorganizzazione, sarà utile un confronto con ASUGI sui risultati delle scelte fatte", ha dichiarato.
Il Comitato, dal canto suo, vigilerà affinché l’argomento venga trattato al più presto: "Chiediamo che, oltre ad ASUGI e all’assessore Riccardi, vengano ascoltati anche il nostro comitato e le associazioni che rappresentano i cittadini."
Un appello per la tutela della salute pubblica
La petizione sottolinea l’importanza dei consultori familiari come presidi fondamentali per la salute pubblica, in particolare per le donne e le famiglie. La loro riduzione, secondo i promotori, "mina l'accesso a servizi gratuiti, continuativi e di qualità, violando il diritto alla salute garantito dalla Costituzione."
Il prossimo passo sarà la discussione in III Commissione: "Non ci fermeremo finché le nostre richieste non saranno ascoltate," affermano i promotori.
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