mercoledì 26 agosto 2026
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Politica

Consiglio Comunale su cabinovia, Pasino: "Progetto tecnicamente errato, Sindaco ha lasciato anzitempo la seduta"

Luca Marsi·
Pubblichiamo dal Consigliere Comunale di Punto Franco Alberto Pasino
 
Nella serata di ieri, lunedì 5 dicembre, si è svolta presso il Consiglio comunale di Trieste, alla presenza del Sindaco Roberto Dipiazza,  la discussione in aula relativa all’ovovia. Purtroppo, dopo i primi interventi il Primo cittadino si è allontanato, non essendo quindi presente nel corso del mio intervento.
Sei anni fa, durante la campagna elettorale per le amministrative, in occasione di un dibattito sentii il Sindaco Dipiazza esprimere il suo sostegno alla realizzazione del terminal offshore di Venezia. Si trattava di un’opera inutile, impattante ed economicamente insostenibile, ed io - assieme ad altri - glielo feci notare, esprimendo l’auspicio che si ricredesse. Dipiazza mi rispose che non intendeva farlo e, anzi, mi fece notare che in origine alcuni triestini si erano opposti al rifacimento delle rive cittadine, ma che dopo la loro sistemazione si erano ricreduti e, dunque, anche con riguardo a quel terminal d’altura sarebbe avvenuta la medesima cosa. Ma poiché il terminal off shore è un’opera oggettivamente errata essa non è stata realizzata; ciò anche grazie al fatto che alcuni tecnici estremamente preparati, primo tra tutti il Presidente della nostra Autorità Portuale, si sono opposti alla sua realizzazione, potendo alla fine contare, credo, anche sul sostegno del Sindaco Dipiazza, e ora il nostro porto e l’Adriatico non sono soffocati da quell’inutile ecomostro. Se non si è insistito nel sostegno alla sua realizzazione, significa che il Sindaco ha capito che vi erano degli errori tecnici alla base della sua realizzazione e ha cambiato idea, desistendo dall’insistere nel sostenere un progetto che avrebbe danneggiato, tra i molti, anche Trieste, i suoi cittadini e la reputazione di Dipiazza stesso, che ne sarebbe uscita indebolita laddove avesse persistito nell’errore, fidandosi di tecnici incapaci.
 
Passati sei anni versiamo nella medesima situazione. Si è deciso di sostenere un progetto tecnicamente errato. Non ha senso io mi dilunghi nell’illustrare le ragioni che convincono della fragilità delle motivazioni tecniche; l’hanno fatto già, e molto, bene, i colleghi dell’opposizione, ma desidero proporre una riflessione diversa.
Io credo che, quando terminerà il suo mandato, Roberto DIpiazza meriti di essere ricordato come uno tra i Sindaci più amati che hanno guidato la nostra città. Un Sindaco, solo i faziosi potrebbero negarlo, che ha saputo catalizzare un consenso mai attribuito ad alcun altro primo cittadino nel nostro Paese. Di fronte a questo non riesco a fare a meno di considerare come assai spesso capiti che le persone siano ricordate non già per le molte meritevoli azioni che hanno compiuto nel loro percorso, ma per l’ultima che hanno realizzato. E mi chiedo, allora, se sia cosa buona rimanere negli annali della storia triestina non già per aver concorso a consolidare i rapporti tra le diverse genti che popolano la nostra città, per aver lavorato con impegno alla tutela del decoro urbano cittadino o per essersi speso perché Trieste occupi un posto importante nelle classifiche internazionali sulle mete turistiche, ma invece per aver realizzato una claudicante cabinovia che, temo, i posteri percepiranno – se mai verrà realizzata – non solo come opera inutile, insostenibile e impattante, ma per giunta come opera distintiva dell’operato del Sindaco. Se è vero che nessuno presume l’infallibilità di una struttura amministrativa, e se è dunque comprensibile che essa possa prospettare alla politica soluzioni errate, è altrettanto vero che un buon leader ha il dovere di indicare alla propria struttura amministrativa la strada per uscire incolume dalle secche in cui sia eventualmente venuta a trovarsi e il diritto di non veder macchiata la propria solida reputazione da scelte altrui suscettibili, un giorno, di essere giudicate il grave errore non già della struttura amministrativa, ma del suo vertice politico.
 

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