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Politica

Cisint (Lega): “No alla follia del prezzo minimo del vino, colpo alla concorrenza e alla qualità”

Luca Marsi ·
Cisint (Lega): “No alla follia del prezzo minimo del vino, colpo alla concorrenza e alla qualità”

Dopo le tensioni legate ai possibili dazi commerciali, una nuova proposta al centro della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) rischia di mettere in ulteriore difficoltà il settore vinicolo europeo. Si tratta dell’introduzione di un prezzo minimo e di un prezzo consigliato per tutti i vini a denominazione d’origine, ipotesi avanzata dalla Francia per contrastare la crisi del proprio comparto vitivinicolo, messo a dura prova dalle importazioni di vini spagnoli a basso costo.

Cisint: “Una follia normativa, che penalizza tutti”

L’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint ha espresso un netto rifiuto a questa proposta, definendola «l’ennesima assurdità europea». Per Cisint, si tratterebbe di un’iniziativa non solo sbagliata politicamente, ma anche irrealizzabile giuridicamente: «Il brutto vizio di questa UE si ripete: se le cose vanno male in Francia o in Germania, devono rimetterci tutti».

La proposta, secondo Cisint, rappresenterebbe una violazione delle regole fondamentali della concorrenza libera e leale, danneggiando sia i produttori che i consumatori. «Una corsa al ribasso sui prezzi non tutela la qualità – ha aggiunto – e rischia di compromettere l’intero comparto vinicolo europeo, che vive di eccellenze territoriali da valorizzare, anche nel prezzo».

Valorizzare, non soffocare

La Lega, ha ribadito Cisint, si opporrà con fermezza a ogni tentativo di introdurre meccanismi di controllo sui prezzi che non tengano conto della diversità produttiva e delle reali esigenze del mercato. «La vera ricetta per sostenere il settore è investire nelle imprese e tagliare la burocrazia, non imporre regole che finiscono per colpire tutti».

L’attenzione resta dunque alta su un dossier che promette di accendere il dibattito europeo nei prossimi mesi. Secondo Cisint, è necessario che l’Italia e i suoi rappresentanti si facciano sentire, per evitare di subire decisioni che rispondono ad altri interessi nazionali, ma non a quelli delle imprese e dei territori italiani.

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