Asilo di Roiano, “stop alla privatizzazione”: Adesso Trieste rivendica la vittoria e lancia l’allarme sugli appalti

Il passo indietro sull’ipotesi di privatizzazione dell’asilo di Roiano accende lo scontro politico in Consiglio comunale. A intervenire con toni netti è Adesso Trieste, che commenta quanto emerso nelle ultime ore e rivendica un ruolo determinante nel bloccare il cambio di gestione, parlando apertamente di una “battaglia vinta” contro il tentativo di spostare verso il privato una struttura realizzata, secondo la stessa coalizione, con risorse pubbliche.
“Sconfitto il tentativo di privatizzare”: il ruolo degli emendamenti
Nel comunicato datato Trieste 10 gennaio 2026, il capogruppo Riccardo Laterza sottolinea l’azione portata avanti dall’opposizione: 101 emendamenti presentati come strumento di pressione e “barriera” contro la linea della maggioranza.
Secondo Laterza, quegli emendamenti avrebbero avuto l’obiettivo di scongiurare due effetti concreti: da un lato la privatizzazione dell’asilo, dall’altro la sottrazione di una parte dei posti al sistema delle graduatorie pubbliche.
Per Adesso Trieste la vicenda rappresenta un risultato politico ottenuto grazie a due livelli di mobilitazione: l’azione in aula e la risposta dal basso. Laterza parla infatti di un percorso sostenuto anche dalla partecipazione di famiglie e lavoratori, elemento indicato come decisivo per fermare l’operazione.
“Stallo colpevole per un anno e mezzo”
Ma nella ricostruzione della coalizione non manca la critica alla gestione del dossier da parte della maggioranza. Secondo Laterza, dopo lo stop iniziale ci sarebbe stato uno stallo definito “colpevole”, durato oltre un anno e mezzo.
Un tempo che, secondo Adesso Trieste, sarebbe servito a preparare una soluzione “a metà”, individuata nell’ipotesi di appalto, che riguarderebbe la gestione di più strutture, tra cui Roiano e San Giovanni.
L’appalto e il rischio del doppio binario: “lavoratrici di serie A e serie B”
È qui che la posizione politica diventa più articolata. Adesso Trieste riconosce che, con la formula delineata, i posti resterebbero nel perimetro pubblico, ma mette in guardia da un effetto collaterale pesante: la creazione di un sistema interno a due velocità.
Laterza parla esplicitamente di “lavoratrici di serie A e di serie B”, all’interno dello stesso ambito dei servizi all’infanzia comunali. Un rischio che, nella visione del gruppo, potrebbe incidere non solo sul lavoro, ma anche sulla qualità complessiva dell’offerta educativa.
“Servono garanzie”: annunciate proposte correttive
Adesso Trieste annuncia quindi una nuova fase: non solo opposizione, ma proposte. Laterza parla della volontà di elaborare modifiche mirate, con l’obiettivo di garantire la massima qualità del servizio e la tutela sia del personale sia delle famiglie.
La linea dichiarata è quella di un approccio costruttivo, ma l’avvertimento politico resta: lo stop alla privatizzazione viene celebrato come un risultato, tuttavia il tema gestione e condizioni di lavoro viene indicato come ancora aperto e da monitorare passo dopo passo.
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