Anna Cisint: “Celebrazione arrogante del Ramadan a Monfalcone e contro ogni forma di legalità"

“La celebrazione del Ramadan è stata la dimostrazione in modo evidente di un comportamento arrogante che, ignorando ogni forma di legalità e rispetto e gli stessi pronunciamenti del Consiglio di Stato, ha trasformato in vere e proprie moschee luoghi che a questo fine non possono essere utilizzati.
Dovrebbe essere chiaro che la libertà di culto, quando diventa un esercizio collettivo, deve essere praticata nel rispetto della legge e dell’ordine pubblico.
L’ex sede del supermercato Hardi e i due centri islamici non hanno i requisiti urbanistici e di incolumità pubblica necessari e, di conseguenza, i monfalconesi hanno dovuto subire pesanti disagi, inaccessibilità dei marciapiedi e delle strade, problemi di ordine pubblico, frutto di un comportamento che non rispetta le norme e le sentenze che non può essere giustificato e accettato. Affermare che esiste la libertà di culto collettivo non può significare che i Comuni siano obbligati a predisporre e fornire degli spazi pubblici non previsti nel piano regolatore comunale, o di sfrattare bambini dalle scuole e dalle palestre di fronte alle pretese musulmane. Il Ramadan si è trasformato nell’ennesima dimostrazione di una volontà di imporre pratiche di islamizzazione del territorio che dobbiamo contrastare perché minacciano di compromettere i valori occidentali fondamentali su cui si basa il nostro convivere civile. Non è in gioco il diritto alla preghiera, ma lo Stato di diritto perché, nella concezione dell’Islam, la legge coranica prevale sempre rispetto all’ordinamento dello Stato italiano di diritto, anche negli aspetti più crudeli dell’ignobile trattamento riservato alle donne musulmane e le violenze, sino al sacrificio estremo, che subiscono le minorenni se si ribellano alle sopraffazioni patriarcali o ai matrimoni forzati. Se il mancato rispetto delle ordinanze rappresenta una grave violazione della legalità, è preoccupante quello che sta avvenendo in Italia di fronte al proliferare di richieste di spazi pubblici quando le amministrazioni comunali vengono costrette da pronunciamenti giurisdizionali o altro a dover accettare queste imposizioni o quando si chiudono le scuole e si prega nelle piazze per sottostare a una cultura incompatibile con i valori che regolano la nostra società e con le leggi del nostro Paese”.
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