Ancora cortei a Trieste, venerdì pomeriggio il corteo in solidarietà al popolo palestinese

"Opporsi al massacro di un popolo non significa essere razzisti. Significa essere onesti con noi stessi e con il mondo.
Da troppo tempo oramai l’accusa di antisemitismo piove su chiunque provi a criticare e protestare nei confronti di Israele, colpevole dalla sua nascita di calpestare i diritti del popolo palestinese. Un’accusa già errata in sé, visto che popoli semiti sono sì quello ebraico ma anche quello arabo, compresi quindi i palestinesi stessi. Assistiamo così ad un primo errore di sostanza: si attribuisce ai primi quasi un diritto esclusivo all’uso del termine.
In tutti i casi l’ebraismo qui non c’entra nulla. Potremmo parlare di antisionismo, semmai. Di ferma condanna nei confronti di uno stato la cui nascita è stata “calata dall’alto” da parte della comunità internazionale, per interessi o senso di colpa. E di rabbia, verso la sanguinosa prevaricazione del forte sul debole.
Israele è infatti l’unico paese che può permettersi di violare centinaia di risoluzioni dell’O.N.U. senza alcuna conseguenza. Dispone di un arsenale senza eguali e può espandersi, libero da confini geografici, schiacciando barbaramente chiunque si ribelli. E tutto questo con il placido benestare di governi e mass media.
Il meccanismo per bullizzare e screditare chi si oppone? Sempre lo stesso: affibbiare un’etichetta. Ieri chi sceglieva di non vaccinarsi contro il COVID19 era un “no vax”; poi è scoppiata la guerra in Ucraina e chiunque puntasse il dito contro il modo di agire della N.A.T.O. , parlando del massacro delle milizie neo naziste al soldo di Zelensky in Donbass, veniva definito “filo putiniano”; oggi (ma non è da oggi) chi si schiera a difesa del popolo palestinese è dunque bollato come antisemita.
È una tattica, uno stratagemma che permette a chi comanda di
identificare un gruppo specifico su cui accanirsi, screditando e umiliando l’altrui posizione anziché accettare un confronto alla pari sui temi; un gruppo di persone sbagliate e nocive per la società, la cui compressione di diritti fondamentali - tra cui quello a protestare - diviene di colpo doverosa, oltre che giustificata.
Oggi lottiamo contro il massacro di Gaza e per una Palestina libera, in futuro affronteremo di certo nuove sfide: l’imperativo rimane quello di saper identificare questo ripetuto modo di screditare chi non si allinea alla versione dominante e di non assecondarne l’aggressione mediatica e sociale.
Ci vediamo venerdì 10 novembre alle 17.00 in Largo Santos a Trieste per il corteo in solidarietà al popolo palestinese!"
A riferirlo gli organizzatori
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