Allarme lupi in Friuli Venezia Giulia, Animalisti: “No agli abbattimenti previsti nel 2026”

Si riaccende il dibattito sulla gestione del lupo in Friuli Venezia Giulia, dopo il recente declassamento della specie da “rigorosamente protetta” a “protetta”, conseguenza del decreto del 6 novembre 2025 che modifica il recepimento nazionale della Direttiva Habitat. A intervenire è il Partito Animalista Italiano, che esprime forte preoccupazione per quella che viene definita una svolta capace di aprire alla possibilità di catture e abbattimenti.
Secondo quanto riportato, a livello nazionale nel 2026 potrebbe essere autorizzata l’eliminazione fino a 160 lupi sul territorio italiano. Tra le regioni coinvolte rientrerebbe anche il Friuli Venezia Giulia, dove si ipotizza il prelievo di due esemplari appartenenti ai branchi presenti sul territorio regionale, stimati in circa otto nuclei.
“Decisione sbagliata che altera l’equilibrio dei branchi”
“La rimozione di singoli individui non è mai priva di conseguenze”, dichiara Fabio Rabak, Commissario e Coordinatore del Partito Animalista Italiano per il Friuli Venezia Giulia. Secondo la posizione espressa, intervenire su un branco significherebbe alterarne la struttura sociale e compromettere l’equilibrio del territorio, con effetti che potrebbero rivelarsi opposti agli obiettivi dichiarati.
Il lupo, viene sottolineato, svolgerebbe una funzione ritenuta essenziale negli ecosistemi naturali, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio faunistico. Trattare la specie come un problema da gestire attraverso l’abbattimento, secondo gli Animalisti, rischierebbe di semplificare una questione ambientale complessa in chiave politica.
Dubbi sulle valutazioni scientifiche e sulle perdite già in atto
Ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le valutazioni alla base del declassamento, considerate da diversi esperti non sufficientemente solide sotto il profilo scientifico e prive, secondo quanto sostenuto, di un adeguato confronto indipendente. Nel comunicato si ricorda inoltre che la popolazione di lupi in Italia subisce già ogni anno perdite dovute a cause umane come bracconaggio, avvelenamenti, incidenti stradali e frammentazione degli habitat. Le stime ufficiali parlano di centinaia di esemplari che muoiono annualmente per questi fattori.
In questo contesto, l’autorizzazione di abbattimenti legali, secondo il Partito Animalista, non contribuirebbe a ridurre i fenomeni illegali, ma rischierebbe di indebolire il valore culturale e giuridico della tutela della specie.
Convivenza con la pastorizia e misure di prevenzione
Il Partito Animalista Italiano ribadisce il rispetto per la pastorizia, definita attività storica e fondamentale per molti territori montani, ma sostiene che la convivenza tra allevamento e fauna selvatica sia possibile solo attraverso politiche di prevenzione, investimenti strutturali e supporto concreto agli operatori. Viene richiamata l’esperienza secondo cui le predazioni diminuirebbero in modo significativo dove vengono adottate misure adeguate e continuative.
Nel documento si evidenzia anche come il lupo non venga ritenuto la causa dell’abbandono della montagna, ma piuttosto un elemento inserito in un contesto di cambiamenti sociali e territoriali più ampi.
Appello alla Regione Friuli Venezia Giulia
Il Partito Animalista Italiano rivolge quindi un appello alla Regione Friuli Venezia Giulia affinché non proceda con alcun abbattimento dei due lupi presenti sul territorio regionale e scelga la strada della prevenzione e della tutela del patrimonio naturale. “Uccidere due lupi non risolve alcuna criticità reale”, conclude Rabak, “ma rischia di creare un precedente grave”.
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