mercoledì 26 agosto 2026
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Politica

'A Trieste la percezione di sicurezza della cittadinanza risulta sempre più precaria'

Luca Marsi·
'A Trieste la percezione di sicurezza della cittadinanza risulta sempre più precaria'

'“In arrivo un numero di rinforzi senza precedenti”. Noi ci ricordiamo questi slogan, ricordiamo ogni cosa ed anche di chi decise sin da subito di non evidenziare e segnalare con chiarezza il reale rapporto costi/benefici legato alla decisione di “chiudere i confini”. 

Ora, a distanza di diversi mesi, ci ritroviamo con alcuni valichi presidiati, gravi e perduranti 

criticità di natura logistica tuttora da affrontare ed un dispendio di risorse umane ed economiche senza pari, a fronte di qualche statistica da poter esibire come un trofeo. 

Nel mentre, ritornando al nostro capoluogo, il degrado aumenta ed accadono sempre più 

spesso episodi criminosi, i quali risultano sempre più connotati dalla violenza alla persona. 

Vien difficile pensare ad una ipotetica vittima di rapina che dica “toh, perlomeno adesso ai 

confini hanno controllato qualche centinaio di persone in più, vuoi mettere la soddisfazione??” Non avrebbe forse auspicato quella ipotetica vittima una maggior presenza delle forze dell’ordine, intesa come presenza reale, costante, duratura e realmente 

efficace, anziché le solite misure temporanee con il metodo della coperta (corta)? 

C’è un minimo comune denominatore? A nostro avviso si. La mancanza di visione e lungimiranza della classe politica. Benché le fonti ufficiali si affrettino a rassicurare l’opinione 

pubblica sul fatto che Trieste sia una realtà sicura e una città in piena espansione economica 

e turistica, la percezione di sicurezza della cittadinanza risulta sempre più precaria.  

Ciò non può essere derubricato a mera sensazione popolare, non può essere esclusivamente addebitabile al fenomeno migratorio ed è confermato da alcune statistiche annuali pubblicate da autorevoli testate giornalistiche che retrocedono Trieste nella classifica della 

qualità di vita. Oramai si vive al momento, in un continuo emergere di misure spot, spesso 

prive di un reale valore aggiunto ma utili per poter dire che qualcosa s’è pur fatto. 

Inutile girarci attorno, le soluzioni ci sono ma non a costo zero. Formare il personale delle 

forze dell’ordine costa e la mancanza delle scuole (svendute nella passata epoca spending 

review) non permette di immettere in servizio lo stesso numero di agenti di quelli che vanno 

in pensione. Pertanto appare improcrastinabile il recupero di immobili e caserme dismesse 

del demanio da adibire sia a presidi sul territorio sia a istituti di formazione, al fine di invertire 

il trend negativo e innescare un circolo virtuoso. Ed ovviamente il tutto va accompagnato 

con l’assegnazione di molte più risorse umane ai territori, tra cui la nostra città. 

Si dirà, ci sono tanti problemi da affrontare e ci stiamo occupando di altro…. Difficile da sostenere. Il silos continua ad essere meta di disperati i quali, mentre attendono di poter 

ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno, passano le giornate ad evitare morsi: i 

morsi della fame ed i morsi dei topi. Ci risulta che il Silos sia di proprietà privata. Pur rendendosi conto della complessità amministrativa e burocratica della vicenda, una riflessione appare doverosa. Sono davvero così impotenti gli enti pubblici preposti? Perché 

per ogni questione, sia essa l’accoglienza sia essa il controllo della struttura ci si affida 

praticamente in via quasi esclusiva alle forze dell’ordine (in primis alla Polizia di Stato) e poi 

non vi è alcun seguito? Stiamo svuotando il mare con un cucchiaino di plastica…. per giunta 

bucato. ' a riferirlo Siulp

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