'A Trieste la percezione di sicurezza della cittadinanza risulta sempre più precaria'

'“In arrivo un numero di rinforzi senza precedenti”. Noi ci ricordiamo questi slogan, ricordiamo ogni cosa ed anche di chi decise sin da subito di non evidenziare e segnalare con chiarezza il reale rapporto costi/benefici legato alla decisione di “chiudere i confini”.
Ora, a distanza di diversi mesi, ci ritroviamo con alcuni valichi presidiati, gravi e perduranti
criticità di natura logistica tuttora da affrontare ed un dispendio di risorse umane ed economiche senza pari, a fronte di qualche statistica da poter esibire come un trofeo.
Nel mentre, ritornando al nostro capoluogo, il degrado aumenta ed accadono sempre più
spesso episodi criminosi, i quali risultano sempre più connotati dalla violenza alla persona.
Vien difficile pensare ad una ipotetica vittima di rapina che dica “toh, perlomeno adesso ai
confini hanno controllato qualche centinaio di persone in più, vuoi mettere la soddisfazione??” Non avrebbe forse auspicato quella ipotetica vittima una maggior presenza delle forze dell’ordine, intesa come presenza reale, costante, duratura e realmente
efficace, anziché le solite misure temporanee con il metodo della coperta (corta)?
C’è un minimo comune denominatore? A nostro avviso si. La mancanza di visione e lungimiranza della classe politica. Benché le fonti ufficiali si affrettino a rassicurare l’opinione
pubblica sul fatto che Trieste sia una realtà sicura e una città in piena espansione economica
e turistica, la percezione di sicurezza della cittadinanza risulta sempre più precaria.
Ciò non può essere derubricato a mera sensazione popolare, non può essere esclusivamente addebitabile al fenomeno migratorio ed è confermato da alcune statistiche annuali pubblicate da autorevoli testate giornalistiche che retrocedono Trieste nella classifica della
qualità di vita. Oramai si vive al momento, in un continuo emergere di misure spot, spesso
prive di un reale valore aggiunto ma utili per poter dire che qualcosa s’è pur fatto.
Inutile girarci attorno, le soluzioni ci sono ma non a costo zero. Formare il personale delle
forze dell’ordine costa e la mancanza delle scuole (svendute nella passata epoca spending
review) non permette di immettere in servizio lo stesso numero di agenti di quelli che vanno
in pensione. Pertanto appare improcrastinabile il recupero di immobili e caserme dismesse
del demanio da adibire sia a presidi sul territorio sia a istituti di formazione, al fine di invertire
il trend negativo e innescare un circolo virtuoso. Ed ovviamente il tutto va accompagnato
con l’assegnazione di molte più risorse umane ai territori, tra cui la nostra città.
Si dirà, ci sono tanti problemi da affrontare e ci stiamo occupando di altro…. Difficile da sostenere. Il silos continua ad essere meta di disperati i quali, mentre attendono di poter
ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno, passano le giornate ad evitare morsi: i
morsi della fame ed i morsi dei topi. Ci risulta che il Silos sia di proprietà privata. Pur rendendosi conto della complessità amministrativa e burocratica della vicenda, una riflessione appare doverosa. Sono davvero così impotenti gli enti pubblici preposti? Perché
per ogni questione, sia essa l’accoglienza sia essa il controllo della struttura ci si affida
praticamente in via quasi esclusiva alle forze dell’ordine (in primis alla Polizia di Stato) e poi
non vi è alcun seguito? Stiamo svuotando il mare con un cucchiaino di plastica…. per giunta
bucato. ' a riferirlo Siulp
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