"Piazza Garibaldi, evitare le potature drastiche"

"Piazza Garibaldi, evitare le potature drastiche"

Pubblichiamo da Paolo Radivo

"In piazza Garibaldi fra il 28 e il 30 novembre alcuni operai di una ditta esecutrice dei lavori per conto del Comune hanno compiuto la potatura “a testa di salice” (pollarding) dei tanti platani allevati da decenni a forma obbligata (a candelabro). Questo brutale metodo è in pratica una capitozzatura più leggera, ma pur sempre violenta, un’amputazione indiscriminata dei rami (succhioni) cresciuti dopo il medesimo intervento precedente.
 
Eppure il Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 63 del 10 marzo 2020, recante «Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde», all’art 11 dell’Allegato 1 prescrive che «l’aggiudicatario deve evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione».
 
Ho perciò chiesto cortesemente al Comune di Trieste di vietare le potature eccessive degli alberi di sua competenza, prescrivendo sistemi più delicati, nel rispetto di quei preziosi esseri viventi che ci fanno respirare producendo ossigeno, catturano anidride carbonica e altri inquinanti, attenuano i rumori, ombreggiano gli ambienti, mitigano il clima e ci proteggono dalle intemperie.
 
Aggiungo che in piazza Garibaldi un giardiniere inseriva le ramaglie appena tagliate in una macchina trituratrice, la quale spruzzava, senza protezioni, il pulviscolo vegetale così ottenuto sul cassone scoperto di un camioncino. Anche a causa del vento, parte di questo particolato atmosferico si disperdeva nell’aria o finiva a terra, da dove il vento lo restituiva nuovamente all’atmosfera almeno in una certa percentuale.
 
Ho chiesto quindi che la triturazione delle ramaglie da potatura non venga più effettuata sul posto senza protezioni, e tantomeno con presenza di vento, ma in siti e modi idonei a evitare la diffusione delle relative polveri, dannose per l’apparato respiratorio umano".