domenica 20 settembre 2026
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Segnalazioni

Il Covid penalizza le donne, persi 470.000 posti di lavoro

Luca Marsi·
Il primo bilancio, ancora parziale, degli effetti del lockdown primaverile sul mercato occupazionale conta, tra il secondo trimestre del 2019 e quello del 2020, 470.000 posti sfumati (-4,7%) per le donne. E, su 100 impieghi persi al tempo del Coronavirus (in tutto 841.000, secondo dati Istat), quelli femminili sono il 55,9%, mentre il versante maschile ha dato prova di maggior tenuta, registrando un decremento del 2,7%. A tirare le somme la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che ha realizzato un'indagine sulla condizione femminile in questa fase economica di grande difficoltà per il nostro Paese, sottolineando come a subire le penalizzazioni più forti siano state le addette inquadrate con contratti a termine (-327.000, con una discesa del 22,7%). Occupate, dunque, svantaggiate nel periodo di affanno generale, anche perché, argomentano i professionisti, prevalentemente in forze nei settori più funestati dall'emergenza Covid-19 come avvenuto nel sistema ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano il 50,6%" dell'organico, e delle aree di assistenza domestica, nel quale la loro presenza arriva addirittura all'88,1%. Si tratta di comparti produttivi che hanno contribuito in maniera decisiva al negativo saldo occupazionale, determinando il 44,2% delle perdite complessive dei posti di lavoro, e ben il 51%" se si puntano i riflettori sulla componente femminile. Va, poi, evidenziato come, comunque, sulle spalle di circa 3 milioni di madri impiegate con un figlio under15 si sia assemblato un carico di stress "elevatissimo" perché, a scuole chiuse, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e, nel contempo, assistere la prole impegnata nella didattica a distanza. Nell'arco di un anno, inoltre, è emerso un allarmante incremento di 707.000 donne inattive (+8,5%), soprattutto nelle fasce giovanili.

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