La città e i senza riparo: ICS chiede cambio di passo, “Non si possono abbandonare persone al gelo” (VIDEO)

La città e i senza riparo: ICS chiede cambio di passo, “Non si possono abbandonare persone al gelo” (VIDEO)

La tragica morte di Sunil Tamang, cittadino nepalese richiedente asilo deceduto a Trieste dopo aver vissuto nei magazzini del Porto Vecchio, riaccende con forza il dibattito sull’emergenza freddo e sul sistema di assistenza per le persone senza riparo. Un tema che, secondo Gianfranco Schiavone, presidente di ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà), non può più essere affrontato con dati generici o comunicazioni “fuorvianti”, ma deve partire da una domanda essenziale: quanti sono davvero i posti disponibili per gli interventi di bassa soglia?

Nel suo intervento, Schiavone sostiene che la percezione restituita da alcune ricostruzioni mediatiche diffuse negli ultimi giorni non corrisponderebbe alla realtà concreta vissuta in strada: “la realtà è molto diversa”, denuncia, e il nodo centrale sarebbe la distinzione tra percorsi di accoglienza strutturata e risposta d’emergenza immediata.

Che cosa significa davvero “bassa soglia”: “intervento immediato, senza barriere”

Uno dei passaggi chiave dell’intervento di Schiavone è una spiegazione diretta di cosa significhi, concretamente, “bassa soglia”: un’espressione tecnica dei servizi sociali che indica un aiuto immediato rivolto a persone in condizioni estreme, senza chiedere in anticipo documenti, percorsi o requisiti.

Secondo il presidente di ICS, si tratta di interventi pensati proprio per chi è più fragile e più esposto: chi si trova improvvisamente senza riparo, chi è in transito, chi è fuori da qualsiasi sistema di tutela. Non è un “progetto sociale” già costruito: quello, eventualmente, arriva dopo. Prima di tutto c’è la sopravvivenza, la messa in sicurezza.

Il punto contestato: “posti letto e bassa soglia non sono la stessa cosa”

Schiavone punta il dito contro quella che definisce una lettura ingannevole della situazione triestina. Secondo il suo ragionamento, nel dibattito pubblico si mescolerebbero due piani diversi, creando una rappresentazione che rischia di risultare rassicurante e quindi pericolosa.

Da un lato, ci sono le strutture e i posti legati a percorsi più lunghi e organizzati, prese in carico sociali, programmi abitativi, soluzioni di medio-lungo periodo. Dall’altro, la bassa soglia, che è tutt’altra cosa: posti d’emergenza attivabili subito, soprattutto nei periodi più critici.

“Il problema – sostiene Schiavone – è che così si fa credere che ci sia una risposta ampia e strutturata per chi è in strada, mentre l’emergenza vera è altrove: nei pochi posti immediatamente accessibili”.

“I posti reali di bassa soglia sono 20”: la denuncia e il nodo Residenza Bonomo

Nel suo intervento, Schiavone afferma che i posti di bassa soglia attivabili per l’emergenza freddo sarebbero in realtà solo 20, indicati come posti “attivabili all’evenienza” presso la Residenza Bonomo.

E proprio su questo nasce la denuncia più dura: a fronte di una città da circa 200mila abitanti, con una pressione migratoria particolare legata alla rotta balcanica e con molte persone senza riparo, “20 posti sono evidentemente insufficienti”.

Secondo la ricostruzione del presidente di ICS, questa sproporzione spiegherebbe il fenomeno che molti cittadini vedono ogni giorno: persone che dormono in strada, nei luoghi abbandonati, nei magazzini, in condizioni estreme. E un sistema pubblico considerato inadeguato.

“Un’unica ipotesi inaccettabile: lasciare persone per strada”

Il cuore politico e morale dell’intervento è in questa frase: abbandonare le persone in strada non può essere una possibilità in una città civile, sostiene Schiavone.

Nel ragionamento di ICS, il punto non è soltanto aumentare i posti di bassa soglia, ma anche rendere veloce e reale l’accesso all’accoglienza dedicata ai richiedenti asilo, quella che dovrebbe funzionare come canale ordinario.

Se quel sistema funzionasse con tempi rapidi e modalità efficaci, Trieste – spiega Schiavone – non avrebbe bisogno di centinaia di posti emergenziali. Ma poiché “il sistema non funziona”, allora la bassa soglia diventa un argine indispensabile.

E se non si potenzia né l’una né l’altra cosa, resta solo una realtà che viene descritta come indegna: persone lasciate al gelo.

Un appello: “discutiamo sui dati reali, non sulle percezioni”

Schiavone chiude il suo intervento chiedendo di riportare il confronto pubblico su un terreno concreto: non su slogan, non su narrazioni ideologiche, non su numeri confusi. Ma su dati reali e su ciò che effettivamente esiste e funziona.

Solo così, conclude, si può costruire un’alternazione credibile a quella che definisce una situazione tragica e inaccettabile, resa ancora più pesante dal caso Sunil Tamang, diventato simbolo estremo di una fragilità che a Trieste, ancora oggi, rischia di trasformarsi in emergenza permanente.

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