“Non dobbiamo dimenticare Gaza”: Trieste e Pd chiamano Europa alle sue responsabilità (VIDEO)

“Non dobbiamo dimenticare Gaza”: Trieste e Pd chiamano Europa alle sue responsabilità (VIDEO)

Trieste ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Venerdì 16 gennaio, alle 17, al Teatro dei Fabbri, si è svolto l’incontro pubblico “I Socialisti europei per Gaza”, un dibattito che ha riportato al centro della scena un tema che rischia di scivolare via, inghiottito da nuove emergenze e da una normalizzazione pericolosa: la guerra nella Striscia di Gaza, la tregua fragile, la crisi umanitaria e la responsabilità politica dell’Europa.

Un pomeriggio intenso, denso, con toni che in più momenti hanno superato la dimensione del convegno per diventare una richiesta collettiva di verità e impegno. Al centro, l’idea che la tregua, pur necessaria, non basti se non si trasforma in percorso concreto verso una pace giusta, fondata sul rispetto del diritto internazionale e sulla protezione della popolazione civile.

“Continuare a parlarne è importantissimo”: la linea del Pd tra Europa e territorio

Ad aprire e accompagnare l’iniziativa, organizzata dalla componente slovena del Partito Democratico, sono stati i saluti istituzionali con la segretaria regionale del Pd “Caterina Conti”, la segretaria provinciale “Maria Luisa Paglia” e la coordinatrice regionale degli sloveni nel Pd “Valentina Repini”. Il dibattito è stato moderato dal consigliere comunale Pd Štefan Čok con traduzione simultanea, dettaglio che ha reso l’incontro ancora più coerente con l’identità di Trieste: città di confine, di dialogo, di lingue e comunità che si intrecciano.

Siamo qui oggi a Trieste anche con il collega sloveno Nemec del gruppo Socialisti e Democratici per parlare di un tema importantissimo”, ha detto “Maria Luisa Paglia”, sottolineando quanto sia necessario continuare a discutere di Gaza e dei conflitti aperti nel mondo, ma soprattutto del ruolo che l’Europa dovrebbe avere e che oggi appare indebolito.

Il messaggio è chiaro: l’Europa dovrebbe far sentire una voce forte e chiara, e invece spesso appare incerta, spezzata, timida proprio dove servirebbe fermezza.

“Il Pd in prima linea”: la frase che pesa e che spacca

“Maria Luisa Paglia” ha rivendicato l’impegno politico e umano del Pd sul tema, ricordando anche iniziative svolte e una vicinanza che, nelle sue parole, non si limita alla dichiarazione di principio. “Non potevamo più tollerare un genocidio in corso”, ha detto, con un passaggio destinato a far discutere e che segna una scelta comunicativa netta, senza sfumature.

E poi l’affondo: “con la complicità di tanti governi che preferiscono stare dalla parte dei potenti oppressori che dalla parte degli oppressi”. Parole pesanti, pronunciate davanti a un pubblico che ha seguito con attenzione, in un clima più da assemblea civile che da evento di routine.

“Si vuole mettere sotto silenzio tutto”: l’allarme di “Annalisa Corrado”

Tra i volti centrali dell’incontro c’è stata l’europarlamentare “Annalisa Corrado”, che ha riportato il focus sulla realtà quotidiana della Striscia: “i civili continuano a morire, i bambini muoiono di denutrizione”.

Secondo Corrado, c’è una volontà esplicita di oscurare ciò che sta accadendo: “non hanno accettato prima i giornalisti internazionali e adesso stanno cacciando le organizzazioni non governative”. Un’accusa diretta: impedire che qualcuno racconti, testimoni, faccia sapere al mondo.

E proprio qui si innesta il senso dell’iniziativa: “tenere alta l’attenzione” e chiedere ai rappresentanti europei un impegno unitario per far rispettare davvero il diritto internazionale, non solo a parole.

Europa e due Stati: la politica chiamata a scegliere

Il dibattito ha ruotato attorno a un punto politico che torna come un mantra e, insieme, come un bivio: la soluzione dei due Stati. Israele e Palestina, entrambi con diritto all’esistenza, sicurezza e rispetto reciproco. Un obiettivo che in sala è apparso più come necessità vitale che come formula diplomatica.

In questa cornice, il ruolo dei socialisti europei è stato presentato come impegno attivo, in Parlamento e sul campo, per tenere insieme i principi e la realtà: tutela dei civili, rispetto del diritto internazionale, diritto alla sopravvivenza.

Trieste ponte tra Italia e Slovenia: il senso politico delle parole di “Valentina Repini”

Nel suo intervento, “Valentina Repini” ha richiamato anche il valore transfrontaliero dell’incontro: non soltanto una serata politica, ma una occasione di confronto tra due mondi che convivono nello stesso territorio.

Ha ricordato l’importanza della collaborazione con i socialdemocratici sloveni e ha auspicato che questo appuntamento diventi anche un tassello di lavoro comune in vista di prossimi impegni politici e civili. Un messaggio che lega Gaza, Europa e territorio: come a dire che la politica internazionale non resta “lontana”, ma entra nella vita delle comunità.

“Il silenzio del governo italiano pesa”: l’intervento di “Caterina Conti”

La segretaria regionale del Pd Fvg “Caterina Conti” ha dato al suo intervento una dimensione più ampia: Italia e Slovenia come due comunità che hanno scelto di camminare insieme, trasformando le ferite del passato in memoria e responsabilità. Un riferimento esplicito a un’idea di Europa come casa comune fondata su pace, democrazia e tutela delle minoranze.

Poi il passaggio politico più netto: “in momenti come questi il silenzio del governo italiano pesa”, mentre servirebbe “una voce chiara dalla parte dei valori”. Conti ha parlato anche di un mondo in cui sembra imporsi la legge del più forte e ha richiamato altre tragedie, sottolineando che il dolore dei popoli non è un problema di altri, ma una ferita dell’umanità.

La chiusura è stata la sintesi perfetta dell’intero incontro: la speranza nasce da mani che si stringono e parole che provano ancora a costruire ponti.

“Non basta una tregua”: il messaggio finale del Teatro dei Fabbri

La sensazione, usciti dal Teatro dei Fabbri, è che l’obiettivo dell’iniziativa sia stato centrato: non lasciar scendere il sipario su Gaza. Ribadire che la tregua è necessaria ma fragile, e che senza scelte politiche concrete rischia di diventare solo una pausa prima di un nuovo precipizio.

Trieste, almeno per un pomeriggio, ha scelto di essere megafono e coscienza civile. E in un tempo in cui tanti preferiscono non vedere, non sapere, non nominare, questo è già un fatto politico.

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