Salone degli Incanti reinventato: proposta per una grande biblioteca pubblica nel cuore di Trieste

Salone degli Incanti reinventato: proposta per una grande biblioteca pubblica nel cuore di Trieste

Immaginare il salone degli Incanti come una grande biblioteca pubblica contemporanea, aperta a tutti e vissuta ogni giorno. È questa la proposta avanzata da un triestino, che guarda a uno degli edifici più iconici della città non come semplice contenitore di eventi, ma come luogo stabile di cultura, studio e socialità.

Architettura storica e funzione moderna

L’idea parte dal rispetto dell’identità architettonica del salone degli Incanti, valorizzandone le ampie volumetrie, la luce naturale e il respiro monumentale. All’interno, scaffalature sinuose in legno, percorsi fluidi, aree di lettura diffuse e spazi informali pensati per accogliere persone di ogni età, trasformando l’edificio in una vera “cattedrale laica” del sapere.

Una biblioteca che si attraversa e si vive

Non una biblioteca tradizionale fatta solo di silenzio e postazioni rigide, ma un luogo da attraversare lentamente. Sedute integrate, angoli per la lettura, zone verdi e spazi di incontro permetterebbero a studenti, lavoratori, famiglie e turisti di vivere il salone come punto di riferimento quotidiano, affacciato sul mare e aperto alla città.

Cultura come servizio pubblico

Al centro della proposta c’è una visione chiara: la cultura come servizio pubblico permanente. Un luogo accessibile, gratuito, capace di favorire studio, approfondimento e socialità, restituendo al salone degli Incanti una funzione continua e riconoscibile, oltre la dimensione temporanea degli eventi.

Un’idea che dialoga con Trieste

La trasformazione immaginata si inserisce nel carattere storico e culturale di Trieste, città di libri, biblioteche e pensiero. Una proposta che guarda al futuro senza cancellare il passato, suggerendo un uso coerente con l’identità intellettuale della città e con il valore simbolico dello spazio.

Una visione che apre il dibattito

Non un progetto esecutivo, ma una visione che invita a riflettere sul destino degli spazi pubblici e sul ruolo che la cultura può avere nel ridisegnare il vivere urbano. Un’idea che, proprio per la sua forza evocativa, apre un confronto su come immaginare Trieste nei prossimi anni.