Bucci: “Compasso a 90 e Trieste hub: la ricetta per far restare il turista una settimana!!" (VIDEO)

Bucci: “Compasso a 90 e Trieste hub: la ricetta per far restare il turista una settimana!!" (VIDEO)

Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe il dibattito sul turismo cittadino ha assunto una dimensione più ampia, spostandosi dalla gestione dell’oggi alla costruzione di una visione capace di allungare il tempo di permanenza dei visitatori. Un passaggio cruciale, perché dietro la crescita delle presenze si nasconde un dato strutturale che continua a interrogare operatori e istituzioni: Trieste viene vissuta spesso come una tappa breve, una città da vedere in uno o due giorni, prima di ripartire.

ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Bucci, esperto di crociere ed ex assessore al turismo, introducendo un’immagine tanto semplice quanto strategica per spiegare come invertire questa dinamica: il cosiddetto “compasso a 90”, una chiave di lettura che trasforma Trieste da destinazione di passaggio a hub turistico.

Il punto di partenza: una città che rischia di essere “consumata” in due giorni

Bucci parte da una constatazione diretta, priva di retorica. Trieste non è una località balneare classica, dove il turista resta una settimana per la spiaggia. È una città complessa, ricca di storia e identità, ma che può essere “vista” in poco tempo se non viene inserita in un racconto più ampio. Il rischio, spiega in diretta, è che il visitatore arrivi, percorra i luoghi più noti e riparta con la sensazione di aver già esaurito l’esperienza.

È da qui che nasce la necessità di ripensare la proposta turistica, non per snaturare la città, ma per valorizzarla come punto di partenza.

Il “compasso a 90”: Trieste al centro di un raggio strategico

L’immagine utilizzata da Bucci è chiara e concreta. Si prende una mappa, si punta il compasso su Trieste e lo si apre a 90. Novanta minuti. Questo è, secondo Bucci, il tempo massimo sostenibile per un’escursione giornaliera, quello che consente al turista di spostarsi e rientrare senza trasformare la vacanza in una corsa.

Dentro questo raggio, Trieste diventa qualcosa di unico: una città che permette di raggiungere in poco tempo realtà molto diverse tra loro, dal mare alla montagna, fino a territori oltreconfine. È questa pluralità di esperienze che, se organizzata e raccontata bene, può convincere il visitatore a fermarsi più a lungo.

Trieste come base, non come parentesi

Nel ragionamento emerso in diretta, il punto non è “mandare via” il turista, ma trattenerlo. Trieste deve diventare la base da cui partire, il luogo in cui si dorme, si mangia, si vive la sera, per poi esplorare il territorio circostante durante il giorno. Tre giorni dedicati alla città, altri giorni per escursioni, con Trieste sempre come riferimento.

È una visione che cambia il ruolo della città: da meta da attraversare a fulcro dell’esperienza turistica.

Una proposta che parla alla permanenza media

Il “compasso a 90” non è solo un’idea geografica, ma una risposta diretta a un problema economico. Una permanenza breve genera meno ricchezza, meno stabilità e meno capacità di programmazione. Allungare il soggiorno significa creare un turismo più solido, capace di distribuire benefici in modo più equilibrato.

Bucci sottolinea come questa strategia non sia improvvisazione, ma pianificazione. Non si tratta di suggerire al turista cosa fare, ma di costruire un sistema che renda naturale restare più a lungo.

Il legame con il piano del turismo

Il concetto del compasso si inserisce perfettamente nel discorso più ampio sul piano del turismo. Non può funzionare da solo, come slogan. Ha bisogno di essere tradotto in servizi, comunicazione, organizzazione. Deve diventare parte di una strategia che tenga insieme città e territorio, promozione e logistica.

Senza un piano, avverte Bucci, anche l’idea più intelligente rischia di restare sulla carta.

Una città europea per vocazione

Nel corso della diretta emerge anche un altro elemento: Trieste è naturalmente inserita in un contesto europeo. Il raggio dei 90 minuti tocca realtà diverse, culture differenti, esperienze turistiche complementari. Questo, secondo Bucci, è un valore enorme, che poche città possono vantare con la stessa immediatezza.

Trasformare questa posizione geografica in un punto di forza significa raccontare Trieste come porta, come luogo di incontro, come città che mette in relazione mondi diversi.

Dal mordi e fuggi alla scelta consapevole

Il messaggio finale è netto. Se Trieste vuole superare il modello del turismo mordi e fuggi, deve smettere di pensarsi come un’isola e iniziare a raccontarsi come un sistema. Il “compasso a 90” diventa così una metafora di metodo: guardare oltre i confini amministrativi, costruire alleanze territoriali, offrire esperienze che spingano il visitatore a scegliere di restare.

Non è una scorciatoia, ma una strategia. E, come emerge chiaramente dalla diretta, è una delle sfide più concrete per il futuro del turismo cittadino.

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