"Zero Indifferenza": all'Università un workshop per capire e contrastare la povertà

Coniugare conoscenza ed esperienza entrando in dialogo con la comunità civile. Sperimentare l’impatto positivo che le proprie scelte quotidiane e le proprie azioni possono avere sulla società. Crescere non solo come futuri professionisti, ma come persone più consapevoli del proprio valore. Questi alcuni degli obiettivi dell’evento “ZERO INDIFFERENZA - analisi, storie e workshop sulle povertà del territorio”, che si terrà martedì 12 maggio, dalle 16 alle 19, presso l’Aula Magna dell’Edificio A del Campus di Piazzale Europa (Università degli Studi di Trieste). L’iniziativa, promossa dalla Caritas diocesana di Trieste in collaborazione con la Pastorale Universitaria - e fatta propria dall’Università degli Studi di Trieste - è nata con l’intento di far incontrare il mondo del volontariato cittadino con le studentesse e gli studenti che frequentano l’Ateneo triestino. Un tempo per incontrarsi, conoscersi, confrontarsi, ma anche per approfondire i temi della povertà, superare stereotipi e pregiudizi e favorire l’incontro con persone nuove, provenienti da contesti sociali e culturali diversi e che possono trovarsi a vivere una forma di povertà.
Nel pomeriggio del 12 maggio - dopo i saluti istituzionali della Rettrice dell’Università degli Studi di Trieste, Donata Vianelli, della professoressa Giulia Caccamo (UniTs), del Direttore della Caritas diocesana di Trieste, padre Giovanni La Manna sj, e l’introduzione di Vera Pellegrino, ricercatrice della Caritas diocesana di Trieste - spazio alle testimonianze delle organizzazioni di volontariato (Caritas Trieste, Donk Humanitarian Medicine HM, Comunità di San Martino al Campo, Comunità di Sant’Egidio), ma soprattutto ampio spazio sarà dedicato al workshop con i giovani presenti.
Questo strumento favorirà il confronto tra i partecipanti e l’elaborazione di possibili azioni di contrasto alla povertà, che potrebbero sfociare nella costruzione di iniziative concrete per il bene comune. Il volontariato, infatti, è uno spazio privilegiato in cui l’incontro con la vulnerabilità genera consapevolezza, responsabilità e capacità di lettura critica dei processi sociali, ma non solo: a ciò si affianca la possibilità di sviluppare soft skills fondamentali – ascolto, empatia, lavoro di gruppo, gestione dei conflitti, problem solving, capacità di rete - sempre più richieste nei contesti professionali. Dopo questo primo appuntamento, vi sarà la possibilità, per chi lo desidera, di essere inseriti in esperienze di volontariato strutturato nei servizi del territorio delle organizzazioni coinvolte.
«Per me il volontariato non è stata un'attività parallela alla mia quotidianità, ma quello che ha dato forma al mio modo di stare al mondo. È vita che si riceve dalle persone che si incontrano e vita che si dona nel servizio, in uno scambio dove il confine tra chi accompagna e chi è accompagnato a volte sembra svanire» testimonia Francesco, 24 anni, volontario in ambito educativo «Nessuno ti chiede di essere perfetto, ma di essere autentico. E nel momento in cui ti offri veramente come dono ricevi in cambio una consapevolezza nuova su chi sei e su quanto prezioso sia il contributo di ogni singola persona che cammina con te».
«Nel volontariato ognuno tira fuori il meglio che ha dentro di sé per offrirlo all’altro, spontaneamente» racconta, invece, Aurora, 18 anni, volontaria nei servizi Caritas «col passare del tempo si nota quanto valore e quanta forza abbiano le nostre azioni, e, senza aver chiesto nulla in cambio, riceviamo. Riceviamo ciò che abbiamo donato, riceviamo speranza e fiducia nel costruire una realtà che effettivamente vogliamo».
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