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Cronaca

Cimitero tra degrado e divieti "illegittimi": la protesta dei cittadini sul concetto di decoro

redazione·
Cimitero tra degrado e divieti "illegittimi": la protesta dei cittadini sul concetto di decoro

Cosa significano davvero le parole "decoro" e "rispetto"? Se lo chiede un privato cittadino triestino, affidando al web uno sfogo amaro che accende i riflettori sullo stato di manutenzione dei cimiteri comunali e su un paradosso normativo che dura ormai da oltre dieci anni. Al centro della denuncia, due pesi e due misure: da un lato l'incuria in cui versano decine di sepolture, dall'altro l'ostinazione del Comune nel vietare l'ingresso ai cani. Il primo punto sollevato riguarda la situazione in cui si trovano molte aree cimiteriali della città. Non si tratta di semplici dettagli, ma di criticità strutturali visibili a occhio nudo:

"Mi chiedo se sia decoroso e rispettoso nei confronti dei defunti e dei loro parenti trascurare la manutenzione di decine, se non centinaia, di tombe — scrive il cittadino nella sua segnalazione — Alcune stanno crollando e sprofondando nel sottosuolo, altre sono letteralmente invase da sterpaglie che negli anni sono diventate veri e propri alberi alti alcuni metri. Piante che impediscono persino di vedere le foto e i nomi di coloro che lì riposano".

Una situazione di abbandono che ferisce chi si reca a far visita ai propri cari e che contrasta nettamente con l'immagine di una pubblica amministrazione attenta alla cura dei luoghi sacri.

A far scattare la protesta è però il cortocircuito logico e normativo legato all'accesso degli animali d'affezione. Il Comune di Trieste, infatti, continua a giustificare il divieto assoluto di ingresso ai cani proprio in nome dei concetti di "decoro e rispetto". Una scelta che, carte alla mano, violerebbe la legislazione regionale. La Legge Regionale 20/2012 (con le modifiche e integrazioni introdotte a partire dal 2015) permette infatti l'accesso dei cani, se accompagnati dal proprietario, nei cimiteri del territorio. Secondo l'orientamento legale, le modifiche del 2015 hanno di fatto annullato in modo implicito ogni regolamento locale antecedente e di rango inferiore che conteneva limitazioni. La questione era già emersa pubblicamente nell'aprile del 2017, quando l'allora assistente zoofilo del Comune di Trieste (nonché avvocato) si era espresso chiaramente sulla stampa locale:

"I cimiteri sono aree pubbliche che possono avere degli orari di apertura. La legge ha annullato implicitamente ogni norma antecedente che conteneva limitazioni agli accessi degli animali. Pertanto non può essere vietato ad alcun cittadino di entrare nel cimitero con il proprio cane. A nulla valgono le tabelle affisse sui cancelli dei cimiteri che dovranno essere rimosse".

A dare forza alla protesta non c'è solo la norma regionale, ma anche un principio consolidato della giustizia amministrativa nazionale. Diverse sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato hanno ribadito che i Comuni non possono imporre divieti assoluti di accesso ai cani nelle aree pubbliche (compresi i cimiteri), ma devono invece regolamentare l'accesso (imponendo ad esempio l'uso del guinzaglio, della museruola o la raccolta delle deiezioni). L'uso del divieto totale viene considerato una violazione dei principi costituzionali di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità dell'azione amministrativa.

"Ci si sente offesi e presi in giro", conclude il cittadino. "Da un lato si tollera la vegetazione che nasconde i nomi dei defunti, dall'altro si applica un rigore normativo superato dai tempi e dalle leggi pur di tenere lontani gli animali". La palla passa ora a Palazzo Cheba, da cui i cittadini attendono risposte sia sul fronte delle pulizie straordinarie, sia sull'adeguamento dei regolamenti comunali alle leggi vigenti.

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