Rossetti, sabato TRIESTE 1954 di e con Simone Cristicchi

“1954-2024: Trieste, l’Italia, il Teatro Stabile”. Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia celebra con una rosa di iniziative e intessendo importanti sinergie artistiche e culturali la ricorrenza in questi ultimi mesi del 2024 di un doppio Settantennale: della propria fondazione - avvenuta il 22 dicembre 1954 - e del ricongiungimento di Trieste all’Italia, il 26 ottobre dello stesso anno. Poche settimane dividono questo fondamentale momento storico e politico dalla nascita del Teatro Stabile: una coincidenza ricca di significato ideale e culturale. Il progetto - fra i primi tre progetti speciali selezionati dal Ministero della Cultura - ha il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione.
Il 26 ottobre alle ore 19.30 arriva il primo appuntamento in palcoscenico, al Politeama Rossetti, con lo spettacolo “TRIESTE 1954” di e con Simone Cristicchi - scritto con Simona Orlando - per la regia di Paolo Valerio.
In scena anche l’orchestra del Teatro Verdi di Trieste diretta dal Maestro Valter Sivilotti che è autore delle musiche ed il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto dal M° Cristiano Dall’Oste.
Lo spettacolo racconta Trieste nel giorno del 70° anniversario del ricongiungimento all’Italia e sarà una festa da condividere con la città e la regione.
«Tutto è doppio a Trieste, come la “scontrosa grazia” nei versi di Saba. È una città “a doppio passo”» dice Simone Cristicchi nelle prime scene dello spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. «È veloce e pratica, eppure a lungo immobilizzata. E poi, “a doppio tempo”. Con l’Italia liberata, e Lei che per gli storici ha più liberazioni: dai nazifascisti, dalle truppe jugoslave, dagli angloamericani. L’Italia che festeggia la fine della guerra nel 1945, e lei che lo fa nove anni dopo, tornando italiana. E forse è questo che apprezzo di più dei triestini: che hanno imparato a vivere così, in questo equilibrio precario, fra un colpo di vento e l’altro, restando in piedi in mezzo alla bufera degli eventi, affrontando con coraggio i cambiamenti, le raffiche improvvise della Storia».
Ma lo spettacolo, al racconto di Cristicchi interseca interessanti contributi video storici - grazie alla preziosa collaborazione e disponibilità della Rai Friuli Venezia Giulia e anche all’archivio della Lega Nazionale - e aggiunge una dimensione musicale importante, grazie al contributo del Maestro Valter Sivilotti e dell’Orchestra del Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste e del Coro del Friuli Venezia Giulia, che hanno lavorato in quest’occasione in sinergia con lo Stabile regionale.
A ricostruire anche attraverso il sorriso i tanti aspetti de i 9 anni in cui Trieste ha atteso il ricongiungimento e di cui il resto d’Italia conosce poco, arriva in scena poi il personaggio di Persichetti - l’archivista romano di “Magazzino 18” - che in questo nuovo spettacolo ritorna in città per far visitare Trieste alla moglie Adele, imbattendosi in questa pagina di storia del tutto particolare.
In occasione dello spettacolo “TRIESTE 1954” saranno presenti in platea alcuni triestini che hanno condiviso sulle pagine del quotidiano Il Piccolo la loro testimonianza sulla giornata del 26 ottobre 1954, vissuta in prima persona.
I biglietti, andati a ruba in poche ore, sono stati distribuiti gratuitamente agli abbonati dello Stabile regionale e a tutti gli interessati. Per soddisfare la richiesta è stata aperta al pubblico anche l’anteprima della mattina del 26 ottobre che si terrà alle ore 11.
Il progetto “1954-2024: Trieste, l’Italia, il Teatro Stabile” proseguirà con lo spettacolo “26 ottobre. Un mare di ombrelli” scritto da Gianni Gori e prodotto in collaborazione con la Rai FVG nella doppia forma di messinscena e di radiodramma (dall’1 novembre). Inoltre è fitto il calendario di appuntamenti e iniziative collaterali che culmineranno poi a dicembre nel festeggiamento dei 70 anni dalla fondazione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, uno dei primi a fiorire, preceduto solo dal Piccolo Teatro di Milano - fondato nel 1947 dal triestino Giorgio Strehler e da Paolo Grassi - e da pochi altri (Teatro Stabile di Bolzano, Stabile di Genova).
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