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Grado, una mostra dell'associazione Cervignano Nostra racconta l'evoluzione dell'isola

Luca Marsi·

Come si è formato il centro storico dell'isola di Grado? E come è stato raccontato, in epoca moderna, da pittori, cartografi, disegnatori, incisori e fotografi?

Le risposte sono offerte dall'accurata mostra documentaria "Il centro storico di Grado tra arte, architettura ed evoluzione urbanistica", allestita dall'associazione Cervignano Nostra alla Casa della Musica di piazza Biagio Marin, sull'isola appunto.

Visitabile fino al 4 novembre, ogni giorno dalle 17 alle 20 (con ingresso libero), l'esposizione gode del patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste, a dimostrazione dello spessore della proposta. Attraverso plastici, pannelli documentari, cartoline, incisioni e pubblicazioni d'epoca la rassegna - curata da Massimo De Grassi - ripercorre la storia di Grado, dalla nascita del castrum fino all'evoluzione vissuta nel corso del Novecento, in coincidenza con lo sviluppo del turismo balneare e curativo.

Da scalo portuale fortificato, quale era in epoca romana, quel "dosso di rena, un lido stretto e falcato sul vertice di un delta" è diventato sede del Patriarcato, per poi sprofondare in un lungo oblio, trasformandosi in modesto rifugio di poveri pescatori, e infine risorgere a nuova vita prima grazie alla scoperta delle proprietà curative della sabbia dell'isola, in seguito come moderna stazione balneare: vocazione, quest'ultima, che ha accompagnato e determinato lo sviluppo di Grado, ora non più confinata nello stretto perimetro del castrum fortificato.

Una costruzione progressiva, tramite graduali bonifiche, ha strappato sempre più terreno alla laguna, fino a conferire all'isola le dimensioni attuali. A fine Ottocento la città «presentava - scrive Giuseppe Caprin nella sua celebre opera "Le lagune di Grado" - un interessante quadretto delle costumanze italiane, conforme agli ordinamenti del medioevo veneziano. Era divisa in sestieri, tre dei quali si nominavano delle Porte grande, delle Porte piccole e della Porta Nuova» e «spiegava a primo aspetto il carattere degli abitanti e il loro bisogno, quasi inerente, di trovarsi sempre insieme, fuori dalla camera da letto o dalla cucina, in una vivace e perpetua comunione stradaiola».

Lo stesso carattere e le medesime necessità sembrano trasparire dalle prime cartoline illustrate, dove l’attenzione di fotografi, artisti ed editori si sofferma sui luoghi più caratteristici della città vecchia. Questa Grado è stata efficacemente descritta da disegnatori e pittori quali Antonio Pontini e Guido Grimani, mentre sulla vocazione turistica si è focalizzata la mano di artisti come Josef Maria Auchentaller, Edoardo Del Neri e Guido Andloviz, che tuttavia non hanno mancato di leggere, a modo loro, i tratti inconfondibili del centro storico. Fotografi come Domenico Marocco hanno invece lasciato un patrimonio inestimabile di immagini che documentano la progressiva trasformazione dell'abitato e del suo nucleo fondativo. Alla demolizione di ciò che restava delle mura antiche, avvenuta negli ultimi decenni dell'Ottocento, seguirono, nel secolo scorso, importanti lavori nel nucleo urbano, a cominciare da quelli progettati e diretti (intorno al 1930 e poi fra 1946 e '47) da Virgilio e Ugo De Grassi: si iniziò con il restauro delle basiliche paleocristiane per proseguire, poi, con la sistemazione delle strutture igieniche del borgo e con ampi interventi di riassetto urbanistico. Processi, questi, documentati da una lunga serie di disegni, di altissima qualità.

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