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Dal 21 aprile riparte la stagione concertistica del Tartini: un invito all’ascolto profondo e consapevole

Luca Marsi·
Dal 21 aprile riparte la stagione concertistica del Tartini: un invito all’ascolto profondo e consapevole

Con il ritorno della luce primaverile, il Conservatorio di Musica “Giuseppe Tartini” inaugura una nuova stagione de I Concerti del Conservatorio, restituendo alla Sala Tartini la sua vocazione più autentica: luogo di risonanza, di ascolto profondo e di costruzione del senso musicale nel tempo. La rassegna si dispiega come una vera e propria architettura sonora, in cui il repertorio non è semplice successione di pagine, ma materia viva, attraversata da tensioni stilistiche, richiami storici e prospettive interpretative contemporanee. In questo quadro, il progetto artistico – guidato dal Direttore Sandro Torlontano e sviluppato con Luca Trabucco – assume il valore di una riflessione sulla continuità tra formazione e scena, tra apprendistato e piena maturità espressiva. Non si tratta soltanto di una stagione concertistica, ma di un laboratorio aperto, in cui il gesto musicale si fa atto consapevole: un processo di trasmissione e reinvenzione che trova nel giovane interprete il suo punto di equilibrio più fragile e, al tempo stesso, più necessario. Il percorso culminerà il 16 giugno con Sospiri d’Opera, concerto di chiusura che si configura come una meditazione sul canto e sulla sua trasfigurazione strumentale. Il contrabbasso di Stefano Sciascia, sostenuto dal pianoforte di David Giovanni Leonardi, darà voce a quella linea espressiva che, da Giovanni Bottesini in poi, ha saputo elevare lo strumento grave a dimensione lirica, quasi vocale, in una continua tensione tra virtuosismo e cantabilità. Di particolare rilievo, l’11 maggio al Teatro Verdi, il Concerto di primavera con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio: un momento di espansione dello spazio sonoro, in cui l’organico orchestrale diventa corpo collettivo, capace di restituire la complessità del grande repertorio in una dimensione pubblica e condivisa. L’inaugurazione del 21 aprile è affidata al pianista Jurgen Alia, la cui presenza introduce immediatamente uno dei temi centrali della stagione: il rapporto tra tradizione e reinvenzione del linguaggio. Il programma si configura come un attraversamento di estetiche: dalla spiritualità rarefatta di Bach nella trascrizione di Kempff, alla costruzione formale beethoveniana, fino alla sospensione lirica e quasi elegiaca di Brahms, per approdare alla scrittura raffinata e ambigua di Ravel, dove memoria e modernità si intrecciano in una tessitura timbrica di straordinaria complessità. Nato nel 2005, Jurgen Alia incarna una generazione di interpreti per i quali la tecnica non è mai fine a sé stessa, ma strumento di indagine poetica. Il suo percorso, segnato da importanti riconoscimenti internazionali e da una formazione in costante evoluzione, restituisce un’idea di interpretazione come atto critico, capace di interrogare il testo musicale e restituirlo in una forma viva e necessaria. Questa stagione si offre dunque come un invito esigente: non solo ad ascoltare, ma a sostare nel suono, a riconoscerne le stratificazioni, a lasciarsi attraversare da una materia che è insieme memoria culturale e presente vibrante. In un tempo in cui l’ascolto tende a farsi distratto, il Conservatorio Tartini riafferma il valore della musica come esperienza piena, capace di restituire profondità al gesto artistico e alla percezione condivisa.

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