Carnevale: “Oggi tutti col peluche, una volta se non eri in maschera sembravi fuori posto” (VIDEO)
Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe il tema del declino delle maschere nel carnevale moderno è emerso come uno dei segnali più evidenti del cambiamento profondo che sta attraversando la festa. Non si è trattato di una riflessione astratta, ma di un confronto concreto, basato su esperienze dirette e ricordi personali, che hanno restituito l’immagine di un Carnevale sempre più povero sul piano simbolico.
Stefano Rebek: “non era previsto non vestirsi, chi non era in maschera sembrava fuori posto”
A porre con maggiore forza l’accento sul tema è stato Stefano Rebek, opinionista ed ex direttore artistico, che in diretta ha tracciato un netto confine tra passato e presente. Rebek ha ricordato come un tempo la maschera fosse parte integrante e irrinunciabile della festa. “Non esisteva l’idea di non vestirsi”, ha spiegato, aggiungendo che chi si presentava senza travestimento “sembrava un disgraziato” e veniva quasi invitato dagli altri a rimediare, anche con soluzioni improvvisate.
Secondo Rebek, oggi questo meccanismo sociale è completamente scomparso e con esso si è perso uno degli elementi fondanti del Carnevale, ovvero la partecipazione collettiva attraverso il travestimento.
Max De Palma: “una volta ci si faceva i vestiti, oggi sono tutti col peluche”
Sul tema è intervenuto anche Max De Palma, organizzatore di eventi, che ha collegato il declino delle maschere a un cambiamento culturale più ampio. In diretta ha sottolineato come in passato i costumi fossero spesso realizzati a mano, con tempo, impegno e creatività. “Una volta la gente si faceva i vestiti”, ha detto, spiegando che oggi invece prevalgono travestimenti standardizzati, acquistati all’ultimo momento, che riducono il valore simbolico della maschera.
De Palma ha evidenziato che questo passaggio ha reso il Carnevale meno sentito e meno identitario, trasformando il travestimento da elemento centrale a semplice accessorio opzionale.
Stefano Rebek: “non si chiedeva se ti vestivi, ma da cosa ti vestivi”
Nel corso della diretta, Rebek ha rincarato la dose ricordando come un tempo la domanda non fosse se una persona si sarebbe mascherata, ma quale personaggio avrebbe scelto. “Si facevano i gruppi, tutti a tema”, ha raccontato, sottolineando che la maschera era un linguaggio condiviso, capace di creare legami e appartenenza.
Secondo Rebek, oggi questa dimensione è quasi del tutto scomparsa e il Carnevale ha perso quella forza aggregante che lo rendeva un evento diffuso e riconoscibile.
Halloween come termine di paragone, il sorpasso culturale
Sempre nel corso della diretta serale di Trieste Cafe, Stefano Rebek ha messo a confronto il Carnevale con Halloween, osservando come quest’ultimo riesca oggi a coinvolgere molte più persone sul piano dei travestimenti. “Ad Halloween si vestono quasi tutti”, ha osservato, spiegando che il Carnevale, paradossalmente, appare meno sentito proprio nella sua espressione più tipica.
Questo confronto, secondo gli ospiti, aiuta a comprendere quanto il declino delle maschere non sia un dettaglio marginale, ma il sintomo di una festa che fatica a mantenere la propria identità.
Il segnale dalla diretta: senza maschere il carnevale perde anima
Il quadro emerso nel corso della diretta serale di Trieste Cafe è netto. Il declino delle maschere nel carnevale moderno, raccontato da Stefano Rebek e Max De Palma, non riguarda solo l’estetica della festa, ma il suo significato più profondo. Senza il travestimento, il Carnevale rischia di diventare una semplice serata come le altre, privata di quella dimensione simbolica e collettiva che per decenni lo ha reso unico.
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