martedì 11 agosto 2026
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Cronaca

A Trieste il pranzo è una cosa seria: 40,7 minuti a tavola, secondo posto nazionale

redazione·
A Trieste il pranzo è una cosa seria: 40,7 minuti a tavola, secondo posto nazionale

A Trieste mangiare non significa soltanto riempire un piatto. Significa anche fermarsi, parlare, condividere e concedersi tempo. A confermarlo è una nuova ricerca di Unobravo, secondo la quale il capoluogo giuliano è la seconda città italiana dove si trascorre più tempo a tavola, con una media di 40,7 minuti per pasto.

Davanti a Trieste c’è soltanto Taranto, con 40,9 minuti. Dietro arrivano Modena con 39,6 minuti, Ferrara con 37,5 e Venezia con 36,7.

Un risultato che fotografa una città nella quale la tavola conserva evidentemente un peso importante nella quotidianità e nelle relazioni.

Trieste seconda in Italia con 40,7 minuti

La ricerca è stata condotta da Unobravo su un campione di 1.670 adulti italiani, analizzando il rapporto con il cibo non soltanto dal punto di vista alimentare, ma anche sociale ed emotivo.

Tra le variabili considerate ci sono la frequenza con cui si mangia da soli o in compagnia, il tempo trascorso a tavola e il significato attribuito alla condivisione dei pasti.

Trieste emerge con 40,7 minuti medi, appena due decimi sotto Taranto.

La classifica vede poi Modena a 39,6 minuti, Ferrara a 37,5, Venezia a 36,7, Padova a 36,1, Brescia a 35,8, Firenze a 35,3, Torino a 35,2 e Palermo a 34,8.

All’estremo opposto si trovano invece Genova con 29,2 minuti, Messina con 29,4 e Rimini con 29,7.

A tavola con gli amici si resta quasi un’ora

Lo studio mostra inoltre quanto cambi la durata di un pasto a seconda della compagnia.

Mangiare con gli amici significa restare a tavola mediamente 55,6 minuti, quasi tre volte tanto rispetto ai 19,9 minuti di chi consuma il pasto da solo.

Con i componenti del proprio nucleo familiare la media è invece di 39 minuti, mentre un normale pasto a casa durante un giorno feriale dura circa 31 minuti.

Sul luogo di lavoro il tempo si accorcia ulteriormente, attestandosi intorno ai 25 minuti.

Numeri che aiutano a leggere anche il dato triestino: la durata del pasto può diventare uno spazio dedicato alla conversazione e alla socialità, non soltanto al consumo del cibo.

Più della metà vorrebbe mangiare più spesso in compagnia

Il 53% degli italiani dichiara di voler condividere i pasti con altre persone più frequentemente.

Il 46% riesce a consumare ogni giorno almeno un pasto principale in compagnia, mentre il 38% ne consuma almeno uno da solo.

Mangiare da soli, però, non equivale automaticamente a sentirsi soli.

Il 36% degli intervistati ritiene che un pasto in solitudine possa talvolta provocare una sensazione di isolamento, mentre il 34% non condivide questa percezione.

Secondo il team clinico di Unobravo, molto dipende dal contesto: per qualcuno mangiare da solo può essere una necessità, per altri una scelta consapevole o semplicemente un momento di pausa.

Il 77% considera importante mangiare insieme

Il dato forse più significativo riguarda il valore attribuito alla convivialità.

Il 77% degli italiani considera i pasti condivisi importanti per rafforzare i rapporti familiari.

Il 73% ritiene inoltre che mangiare spesso insieme possa aiutare il benessere sociale ed emotivo e rafforzare le relazioni di coppia, mentre il 69% associa i pasti condivisi a un effetto positivo sul benessere mentale.

La tavola resta quindi uno dei luoghi quotidiani nei quali le persone possono parlarsi, ascoltarsi e mantenere vive le relazioni.

Smartphone, il grande intruso a tavola

C’è però un ospite che sembra piacere decisamente meno: lo smartphone.

Il 73% degli italiani ritiene che telefoni e altre distrazioni digitali riducano la qualità dell’attenzione e del coinvolgimento durante i pasti condivisi.

Essere seduti allo stesso tavolo, dunque, non significa necessariamente essere davvero presenti nella conversazione.

Gli esperti di Unobravo non propongono regole rigide, ma suggeriscono che piccoli accordi condivisi, come dedicare una parte del pasto alla conversazione senza schermi, possano aiutare a vivere meglio questi momenti.

Trieste e quella voglia di non alzarsi subito da tavola

E qui il dato triestino assume un sapore particolare.

Con 40,7 minuti medi, Trieste sembra confermare una certa predisposizione a non vivere il pasto come una semplice parentesi da chiudere rapidamente.

Un caffè che si prolunga, una chiacchiera dopo pranzo, il tempo per restare insieme qualche minuto in più: piccoli gesti quotidiani che, messi uno accanto all’altro, portano la città al secondo posto nazionale.

A separarla dal primato ci sono appena 12 secondi medi rispetto a Taranto.

Per una volta, insomma, a Trieste andare piano non è un difetto. Almeno quando ci si siede a tavola.

Foto ia

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