Trieste, giovani nei locali ma consumi ridotti: Ramazzina, «C'è chi sta sei ore con un'acqua da 2 euro» (VIDEO)

Si può avere un locale frequentato e contemporaneamente faticare a far tornare i conti? È uno dei paradossi della nuova movida emersi nel confronto di Trieste Cafe.
Riki Ramazzina, Mauro Manni e Stefano Rebek hanno messo sul tavolo tre letture differenti delle abitudini di consumo, aprendo un confronto che va ben oltre la semplice domanda su quanto bevano oggi i giovani.
Per Ramazzina il cambiamento è evidente: esiste una fascia di pubblico capace di trascorrere molte ore all'interno di un locale effettuando una consumazione minima. Manni ritiene invece che chi attribuisce valore alla propria uscita continui a spendere, seppure con maggiore attenzione. Rebek individua una terza tendenza: meno quantità, forse, ma maggiore ricerca della qualità.
Ramazzina: «Stanno sei ore in un locale»
È Ramazzina a portare il punto di vista più direttamente legato alla gestione.
«Ci sono un sacco di persone che vivono con una consumazione e stanno sei ore in un locale», ha affermato.
L'imprenditore ha fatto l'esempio di chi trascorre la serata bevendo soltanto «un'acqua non gassata da 2 euro», precisando però di guardare con favore, dal punto di vista della salute, a un consumo moderato.
Il problema cambia completamente se osservato dal lato economico del locale.
«Dal lato locali le cose sono cambiate», ha spiegato.
Esistono naturalmente gruppi che consumano maggiormente, ma secondo Ramazzina questi non compenserebbero necessariamente la quota più ampia di clienti che trascorre la serata bevendo poco.
Manni: «Chi vuole uscire magari spende meno, ma spende»
Mauro Manni ha offerto una lettura più sfumata.
L'aumento del costo della vita pesa, ma secondo l'animatore le persone continuano anche a scegliere dove indirizzare il proprio denaro.
«Vedo tanti cellulari, vedo tante macchine, vedo che in realtà si seleziona un po' su cosa spendere», ha osservato.
Anche il comportamento cambia a seconda della serata e del pubblico. Manni ha ricordato esperienze nelle quali i tavoli effettuavano numerose ordinazioni e ogni componente del gruppo offriva un giro.
La sua conclusione è che chi considera importante la propria uscita continui a destinarle una parte del budget.
«Chi investe nell'uscire e vuole uscire magari ancora comunque spende, forse non come prima sicuramente. Ma ciò non vuol dire che esce e non beve».
Cinquanta euro a sera cambiano il bilancio
Manni ha però riconosciuto che la frequenza delle uscite diventa decisiva.
Spendere una cifra importante occasionalmente è una cosa. Ripeterla più volte ogni settimana è completamente diverso.
«Se anche vado a spendere, che ne so, 30 euro, li spendo», ha spiegato.
Ma il conto cambia rapidamente salendo: «Già a parlare di 50 euro a sera vuol dire che se vado venerdì e sabato sono 100 euro».
Il tema non è quindi necessariamente rinunciare alla serata, ma selezionare maggiormente quando uscire e quanto spendere.
Rebek: «Vedo la cultura del bere meglio»
Stefano Rebek ha proposto invece una chiave di lettura differente.
Secondo l'opinionista, soprattutto tra alcuni giovani, alla diminuzione quantitativa delle bevande alcoliche non corrisponderebbe necessariamente una diminuzione della spesa.
«Vedo invece la cultura del bere meglio, che è diverso», ha sostenuto.
Rebek ha fatto l'esempio del gin tonic. Secondo la sua esperienza, alcuni clienti più giovani non chiederebbero più genericamente una bevanda, ma sceglierebbero specificamente marchi premium e persino determinate tipologie di tonica.
«Non sento chiedere un gin tonic, ma chiedono le marche specifiche», ha spiegato.
Una tendenza che, nella sua lettura, porta a consumare prodotti più costosi anche acquistando meno drink.
Tre fotografie della stessa movida
Il confronto non arriva a una conclusione univoca, ma proprio per questo fotografa una trasformazione interessante.
Il pubblico non è omogeneo. C'è chi trascorre ore con una sola consumazione, chi concentra il proprio budget su una o due serate e chi sceglie meno drink ma prodotti più ricercati.
Per i locali, però, resta una sola domanda finale: quanto rimane in cassa rispetto ai costi sostenuti?
Come ha riconosciuto lo stesso Manni, chi può realmente valutare il fenomeno sono soprattutto i gestori, perché conoscono contemporaneamente entrate e uscite.
Ed è proprio lì, dietro il bancone e nei conti di fine serata, che la trasformazione della movida diventa economia reale.
DI SEGUITO IL VIDEO
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