Porto Vecchio, Carbone: «Non vogliamo bloccarlo, ma così si consegnano le chiavi di casa»

Il Porto Vecchio deve essere riqualificato e diventare uno dei motori del futuro economico di Trieste, ma il percorso scelto dall'amministrazione comunale rischierebbe, secondo Gianfranco Carbone, di sottrarre alla città la possibilità di discutere realmente quale volto dare a un'area strategica di 66 ettari.
È una presa di posizione articolata quella affidata da Carbone ai social, nella quale la critica non riguarda la necessità di recuperare l'Antico Porto, considerata anzi un'opportunità fondamentale, quanto le modalità con cui il processo di trasformazione sta procedendo.
Al centro dell'intervento ci sono sviluppo economico, occupazione qualificata, giovani, Valutazione di impatto ambientale e rapporto tra interesse pubblico e investimento privato.
«Un'opportunità unica per rilanciare l'economia della città»
Carbone parte proprio dal valore che attribuisce al Porto Vecchio. Ricorda come della sua riqualificazione si discuta ormai da oltre dieci anni e definisce i suoi 66 ettari di superficie «un'opportunità unica» per rilanciare l'economia triestina.
Il ragionamento viene collegato anche a due questioni che considera centrali per il futuro della città: il calo demografico e la partenza di giovani qualificati alla ricerca di opportunità professionali altrove.
Per Carbone, dunque, la trasformazione dell'area non dovrebbe essere considerata soltanto un'operazione immobiliare o turistica. Il Porto Vecchio dovrebbe diventare «parte essenziale per un nuovo sviluppo di Trieste», attraverso un insieme di attività di ricerca, culturali, servizi, residenzialità e turismo.
L'obiettivo indicato è ambizioso: trasformare l'area in un «grande attrattore di lavoro qualificato».
Nel suo intervento Carbone manifesta inoltre perplessità rispetto ai recenti no che, secondo quanto da lui riportato, avrebbero riguardato insediamenti scientifici e strutture culturali di prestigio proposte da una fondazione ungherese, interrogandosi sulla direzione complessiva che si intende imprimere all'area.
L'affondo contro il Comune: «Dopo più di dieci anni hanno avviato una procedura»
È entrando nel merito delle scelte amministrative che i toni diventano decisamente più duri.
Carbone sostiene che, dopo oltre dieci anni, sarebbe stata avviata una procedura con quello che lui considera un obiettivo politico: poter presentare durante la prossima campagna elettorale l'immagine di un'amministrazione intenzionata a realizzare concretamente la trasformazione.
Parla esplicitamente della volontà di sventolare la «bandiera di chi vuol fare», contestando però le conseguenze che, nella sua lettura, deriverebbero dal meccanismo messo in moto.
Secondo Carbone, infatti, si rischierebbe di «consegnare le chiavi di casa» a una società, lasciandole la possibilità di muoversi secondo le proprie logiche di profitto.
Una critica che Carbone rende immediata attraverso una domanda rivolta direttamente ai cittadini: «Se doveste ristrutturare casa vostra non sareste interessati a capire quello che si vuol fare della vostra proprietà?».
Il nodo della Valutazione di impatto ambientale
Una parte rilevante dell'intervento riguarda poi la Valutazione di impatto ambientale.
Carbone contesta quella che definisce la scelta di «frazionare il progetto per non sottoporlo alla procedura di valutazione di impatto ambientale». Si tratta della sua ricostruzione e della sua critica alla procedura, attraverso la quale respinge soprattutto l'idea che contestare questo passaggio equivalga automaticamente a voler fermare il recupero dell'area.
La sua posizione è esattamente opposta.
Secondo Carbone, infatti, affrontare subito le possibili problematiche connesse alla trasformazione di un'area tanto vasta sarebbe funzionale alla realizzazione stessa del progetto.
«Se non si affrontano da subito quelli che possono essere gli aspetti problematici della gestione della riqualificazione di una area così vasta è partire con il piede sbagliato», sostiene.
La preoccupazione espressa è che eventuali nodi lasciati irrisolti nella fase iniziale possano ripresentarsi successivamente, quando intervenire potrebbe essere più complicato.
«I nodi accantonati oggi verranno al pettine», avverte Carbone, sostenendo che potrebbero creare difficoltà di gestione più rilevanti rispetto a quelle che deriverebbero dall'affrontarli nell'attuale fase di avvio.
«Non significa voler bloccare la riqualificazione»
È proprio questo uno dei messaggi sui quali Carbone insiste maggiormente.
La critica al percorso scelto dall'amministrazione, nella sua posizione, non deve essere interpretata come contrarietà alla riqualificazione del Porto Vecchio.
Al contrario, Carbone considera il recupero dell'area indispensabile per costruire nuove prospettive economiche e occupazionali per Trieste. La divergenza riguarda il modo in cui questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto e il ruolo che la città dovrebbe avere nelle decisioni.
La questione diventa quindi anche politica: chi deve stabilire che cosa sarà il Porto Vecchio nei prossimi decenni? Quanto deve pesare l'interesse pubblico? Quanto spazio deve avere il confronto cittadino? E quale equilibrio va costruito con gli interessi, legittimamente economici, degli investitori privati?
Carbone: «Per una piccola propaganda elettorale tolgono alla città la possibilità di discutere»
Il passaggio conclusivo contiene l'attacco politico più netto.
Secondo Carbone, la volontà di mostrare rapidamente risultati rischierebbe di sacrificare una discussione più ampia sul futuro dell'area.
«Vogliono sventolare la “bandierina del fare”», scrive, sostenendo che «per una piccola propaganda elettorale tolgono alla città la possibilità di discutere del suo futuro».
Carbone contrappone quindi due interessi che, nella sua lettura, devono essere attentamente distinti: da una parte il rilancio economico e sociale complessivo di Trieste, dall'altra il legittimo interesse economico e societario di chi investe.
La sua richiesta è che il primo rimanga centrale.
Per Carbone il Porto Vecchio deve dunque essere trasformato, ma attraverso una visione capace di tenere insieme ricerca, cultura, servizi, residenzialità, turismo e soprattutto lavoro qualificato.
Una posizione che alimenta ulteriormente un confronto destinato a diventare uno dei grandi temi cittadini in vista delle prossime elezioni comunali: non più soltanto se riqualificare il Porto Vecchio, ma soprattutto come farlo, con quale visione e con quale ruolo della città nelle scelte destinate a ridisegnare una delle sue aree più importanti.
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