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Segnalazioni

Vive nel lusso ma ottiene regolarmente il Reddito di Cittadinanza, donna denunciata a Genova

Luca Marsi ·
I Carabinieri della Compagnia di Genova – San Martino hanno denunciato in stato di libertà 60 persone, italiane e straniere, residenti a Genova e provincia, per indebita percezione del Reddito di Cittadinanza e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
 
Le indagini, sviluppatesi attraverso l’incrocio dei dati delle Banche Dati in uso alle Forze di Polizia, attività di osservazione, pedinamento e monitoraggio dei profili social in uso agli indagati, hanno consentito di accertare numerose irregolarità, tutte finalizzate a simulare una situazione patrimoniale familiare di indigenza propedeutica all’ottenimento del beneficio economico erogato dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.
 
In particolare, dall’analisi delle singole domande, sono emerse le “modalità elusive” più ricorrenti: residenze fittizie, composizioni dei nuclei familiari modificate “ad hoc”, la mancata comunicazione della sottoposizione ad una misura cautelare, l’omissione dei redditi percepiti e, infine, la falsa attestazione, da parte dei cittadini stranieri attenzionati, di aver risieduto nel territorio italiano da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.
 
Inoltre, dal monitoraggio della rete internet e dei social network, è stato possibile individuare il profilo pubblico di uno degli indagati, una donna 40enne, residente in un appartamento del noto quartiere genovese di Albaro e beneficiaria di un sussidio mensile di 500,00 euro, il cui elevato tenore di vita - testimoniato dalla disponibilità di borse ed abiti griffati, auto di lusso nonché dalla frequentazione di locali della movida genovese, costosi ristoranti e yacht – è risultato assolutamente incompatibile con la fruizione della misura di welfare a sostegno delle fasce più indigenti della popolazione. La donna, tra l’altro, oltre ad aver attestato falsamente la sua residenza, ha omesso di dichiarare altri redditi percepiti con lavoro “in nero”.
 
I denunciati sono stati segnalati all’I.n.p.s. per l’immediata revoca del beneficio, con efficacia retroattiva, e sono state avviate le necessarie procedure di restituzione di quanto illecitamente percepito, che si stima si aggiri complessivamente sui 350.000 euro.
 

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