Trieste, Legambiente: «Emergenza caldo, servono più alberi e meno consumo di suolo»

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste interviene sul tema dell’emergenza caldo e della gestione del verde urbano, chiedendo a Regione e Comuni una maggiore attenzione alla tutela degli alberi e del suolo.
Secondo l’associazione, il susseguirsi di abbattimenti e interventi che riducono gli spazi verdi sarebbe in contrasto con la necessità di aumentare ombra, copertura arborea e superfici capaci di mitigare gli effetti delle ondate di calore.
«Serve più copertura arborea»
Legambiente sottolinea come alberi e aree verdi non vadano più considerati elementi accessori, ma vere e proprie infrastrutture essenziali per il benessere urbano.
Nel comunicato viene richiamato il Regolamento europeo per il ripristino della natura, entrato in vigore due anni fa, che secondo l’associazione impone precise scadenze e obblighi in materia di tutela degli ecosistemi urbani.
Tra i punti evidenziati figura il mantenimento, fino al 2030, della superficie netta degli spazi verdi urbani e della copertura arborea.
Il richiamo al Piano nazionale di ripristino
Il Circolo Verdeazzurro ricorda inoltre che il prossimo 1° settembre è prevista la consegna alla Commissione Europea del Piano nazionale di ripristino.
Secondo Legambiente, la normativa europea è direttamente applicabile e vincolante e dovrebbe quindi già orientare le scelte urbanistiche e la pianificazione locale.
L’associazione sostiene che ogni riduzione di superficie verde dovrebbe essere accompagnata da una compensazione adeguata, non soltanto quantitativa ma anche in termini di valore ecosistemico.
I dati richiamati da Legambiente
Nel comunicato viene citato l’ultimo rapporto ISPRA-SNPA, secondo il quale in Friuli Venezia Giulia si sarebbe registrata una perdita netta di 99 ettari di verde tra il 2023 e il 2024, distribuita su 53 dei 62 Comuni monitorati.
Un dato che, secondo il Circolo Verdeazzurro, dovrebbe spingere le amministrazioni a invertire la tendenza e a programmare fin da subito interventi di compensazione e incremento del patrimonio arboreo.
Il timore di future sanzioni
Legambiente teme che, senza un cambio di passo, nel 2030 possa risultare difficile compensare le superfici verdi perdute e le chiome degli alberi abbattuti.
Da qui il richiamo finale alla necessità di adeguare rapidamente la pianificazione locale, evitando il rischio di arrivare fuori tempo rispetto agli obblighi previsti dal regolamento europeo.
Il messaggio dell’associazione è netto ma rivolto soprattutto alle scelte future: il caldo estremo rende sempre più evidente il valore degli alberi e degli spazi verdi, che dovrebbero diventare una componente centrale delle politiche urbane.
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