Vaccini: 4/a dose può prevenire mortalità prematura anziani
La quarta dose di vaccino anti-Covid a mRNA, somministrata in era Omicron, è stata associata a un ridotto rischio di morte prematura per tutte le cause nei residenti delle strutture sanitarie di assistenza a lungo termine e nei più anziani durante i primi due mesi, anche se poi la protezione risulta in lieve calo. In tal senso la tempistica della somministrazione del secondo booster gioca un ruolo importante in queste popolazioni. Questo il risultato cui è giunto uno studio condotto in Svezia, e pubblicato il 13 luglio su Lancet, il cui obiettivo è stato quello di indagare l'efficacia del secondo booster del vaccino anti-Covid contro la mortalità per tutte le cause nei residenti delle strutture di assistenza a lungo termine e negli over 80 Rispetto ad altri studi, questo, sottolineano gli autori, Peter Nordström, Marcel Ballin e Anna Nordström dell'Università svedese di Umea, ha analizzato l'efficacia su tutte le cause di morte e ha considerato i più anziani. In particolare, è emerso che, rispetto alla terza dose, il secondo booster ha ridotto il rischio a breve termine di morte per tutte le cause di circa il 40% nei residenti delle strutture sanitarie e di oltre il 70% nei soggetti più anziani oggetto dello studio, durante la predominanza di Omicron, per la quale la gravità della malattia appare ridotta rispetto alle varianti precedenti. Nuovi dati visto che ad oggi, si sottolinea ancora, "le prove sull'efficacia della quarta dose nella parte più vulnerabile della popolazione sono scarse. Studi israeliani hanno stimato un'efficacia superiore al 70% contro la mortalità da Covid-19 in individui di età pari o superiore a 60 anni durante uno o due mesi di follow-up, ma - viene specificato - circa l'80% di quei partecipanti aveva un'età inferiore agli 80 anni" e, inoltre, "nessuno degli studi ha valutato la mortalità per tutte le cause". Lo studio svedese riguarda anche un periodo più lungo di analisi rispetto alle stime oggi disponibili e che sono relative - dicono gli autori - solo ai primi due mesi dopo la 4/a dose. Aver allungato il periodo di test, affermano, ha permesso di rilevare che la protezione della quarta dose sembra iniziare a diminuire leggermente dopo 60 giorni, da qui il richiamo alla tempistica nella somministrazione. Infine si è visto che con la quarta dose la protezione è maggiore rispetto ai riceventi la terza dose che erano stati vaccinati più di 4 mesi prima. (ANSA). GU
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