Razov, 'l'Italia è ormai parte del conflitto'
"Fornendo armi a Kiev, l'Italia, forse contro la propria volontà (perlomeno contro la volontà di gran parte dei suoi cittadini), si fa trascinare in una contrapposizione militare, diventando parte in causa nel conflitto". In un'intervista all'ANSA, l'ambasciatore russo Sergey Razov traccia un confine che appare invalicabile nelle relazioni con Roma, ormai ufficialmente inserita nell'elenco dei nemici di Mosca. E va all'attacco con un fuoco di fila di accuse senza appello: dalla "discriminazione" nei confronti dei cittadini e della cultura russa all'ingratitudine di un'Italia dalla memoria corta che, sostiene, ha già dimenticato gli aiuti di Mosca nei momenti peggiori della pandemia di Covid o dopo il terremoto dell'Aquila. Il diplomatico, rispondendo per iscritto alle domande dell'Agenzia, cita "un caso recente, a mio avviso vergognoso: i sindaci di Bergamo e Brescia - città in cui tre anni fa i rappresentanti russi hanno prestato il loro aiuto nella lotta contro il coronavirus - su richiesta dell'ambasciata ucraina in Italia hanno vietato la prevista esibizione del nostro virtuoso pianista Matsuev". O il ritiro "delle onorificenze dello Stato italiano" a "rappresentanti di spicco della società civile russa, premiati tra l'altro per l'aiuto disinteressato nella ricostruzione della città dell'Aquila colpita dal devastante terremoto del 2009". L'ambasciatore si dice "d'accordo" con le parole pronunciate ieri a Kiev dalla premier Giorgia Meloni, "il mondo è cambiato radicalmente". Ma, osserva, "credo che alcuni sentimenti connaturati nelle persone, in particolare la gratitudine, non dipendano dalla situazione politica contingente". "Molte delle dichiarazioni, delle azioni delle autorità e il contesto propagandistico costruito dai media mainstream nei confronti della Russia si stanno di fatto trasformando da avversi ad apertamente ostili", nota Razov, che scandisce: "Quell'Italia che si era vantaggiosamente distinta da molti altri Paesi occidentali per il suo approccio equilibrato e ponderato e per la sua attenzione al dialogo e alla cooperazione costruttiva, si è purtroppo schierata incondizionatamente con il fronte unito dei detrattori della Russia che si sono prefissi di infliggerle una sconfitta strategica". "Non so chi abbia più da perdere da questo sviluppo: la Russia o l'Italia", avverte il diplomatico, che insiste sulla miopia della scelta di rinunciare al gas russo a basso costo che pesa su famiglie e imprese e costituisce "un sacrificio vano e inutile". Affermando di non comprendere "il senso della retorica trionfalistica che occasionalmente echeggia su questo argomento" e portando l'esempio del "gas naturale liquefatto, compreso quello proveniente dagli Stati Uniti, 4-5 volte più costoso di quello russo via gasdotto". A due giorni dall'anniversario di quella che Mosca chiama 'operazione militare speciale' in Ucraina e il mondo chiama guerra, Razov ritiene che la Russia "non ha ancora raggiunto i suoi obiettivi, per questo l'operazione militare speciale prosegue". Ma gli occidentali "non riusciranno né a isolare la Russia (come dimostra l'esperienza dell'ultimo anno), né a metterla in ginocchio con le sanzioni". E "rifornire il regime di Kiev di armi ed equipaggiamenti militari sempre più sofisticati non avvicina la pace, anzi non fa che alimentare e inasprire la guerra, moltiplicando le vittime, la distruzione e la sofferenza". L'ambasciatore russo concorda infine sul fatto che "prima o poi tutti i conflitti armati si concludono con un negoziato" e che "una buona mediazione da parte di soggetti imparziali può essere utile", e sostiene che la Russia "è pronta a negoziare senza precondizioni e sulla base della situazione reale". Quella, cioè, che si è determinata dopo l'invasione. Ma la responsabilità dello stallo, e quindi della prosecuzione della guerra, secondo lui è dell'Ucraina. "Sono state le autorità di Kiev, insieme ai loro partner occidentali, a far fallire i negoziati della scorsa primavera a Istanbul". Non solo: "Lo scorso autunno il presidente ucraino ha emanato un decreto che vieta espressamente i negoziati con la Federazione Russa". E quindi, è la conclusione di Razov, per sedersi di nuovo attorno a un tavolo "dobbiamo attendere o un cambiamento della posizione delle autorità in carica a Kiev o un cambiamento di tali vertici". (ANSA). GA
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