Lula si insedia in Brasile, al via terzo difficile mandato
Il leader progressista Luiz Inacio Lula da Silva si appresta domeani a dare il via al suo terzo mandato come presidente del Brasile, con 77 anni e diverse incognite che riguardano principalmente la governabilità e il clima politico e sociale. Domani saranno esattamente vent'anni da quando l'ex sindacalista e operaio metallurgico divenne il primo presidente di sinistra di un Paese già considerato come un gigante globale ma ancora caratterizzato da una diseguaglianza estrema. A quell'epoca la missione che si era posto Lula era quella di far sì che ogni brasiliano potesse fare colazione, pranzo e cena tutti i giorni. Oggi 33 dei 215 milioni di brasiliani versano ancora in condizioni di insicurezza alimentare e l'obiettivo di Lula rimane ancora quello di combattere la fame e la povertà. "Dobbiamo creare posti di lavoro, migliorare i salari, distribuire la ricchezza e far sì che la gente soffra meno di quello che sta soffrendo", ha detto giovedì presentando gli ultimi nomi del suo gabinetto. Da sempre caratterizzatosi per il pragmatismo, per il suo terzo mandato il segretario del Partido dos Trabalhadores (Pt) ha riunito attorno a sé una coalizione eterogenea formando un esecutivo composto da esponenti di ben 9 partiti che spaziano quasi tutto l'arco parlamentare, dalla sinistra al centro destra. All'interno del gabinetto Lula si è riservato il ministero dell'Economia, affidato al suo delfino, Fernando Haddad, ma ha ceduto anche due dicasteri all'Uniao Brasil, il partito del suo aguzzino, l'ex giudice Sergio Moro che lo incriminò per corruzione e lo sbatté in galera per quasi due anni prima di essere poi assolto. Ripartendo il potere in questo modo, se da una parte Lula si è messo al riparo da eventuali fronde interne, dall'altra incontrerà sicuramente maggiori resistenze all'attuazione di politiche pienamente progressiste. Il nuovo presidente assume inoltre il potere nel contesto di un clima politico fortemente polarizzato, con una parte dell'elettorato fedele a Jair Bolsonaro che non riconosce la sua vittoria e vuole scongiurare in tutti i modi, anche con l'aiuto dei militari, "il ritorno del comunismo al potere". In questo contesto si affaccia in Brasile anche lo spettro della violenza politica e del terrorismo. Lo stesso Bolsonaro, prima di partire per gli Stati Uniti, ha condannato il fallito attentato del 25 dicembre con un'autobomba. Tuttavia non ha riconosciuto che l'autore fosse un suo sostenitore e ha respinto l'idea che "qualsiasi cosa succeda si incolpa un bolsonarista". Bolsonaro sarà a Miami fino al 31 gennaio e non è escluso un incontro con l'ex presidente Usa, Donald Trump, una figura alla quale è legato da diverse analogie e della quale sembra voler ripercorrere i passi. Lula può godere ad ogni modo del pieno sostegno della comunità internazionale. Alla cerimonia del suo insediamento sono attesi una ventina di capi di Stato e di governo principalmente della regione e sarà presente anche il re di Spagna Felipe VI. (ANSA). YML-FTL
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