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Regione

Protezione civile: Fedriga-Riccardi, con UniTs per salvare costa e laguna

Luca Marsi·
 "I fenomeni meteorologici avversi,
l'innalzamento del livello del mare, il movimento dei sedimenti,
le mareggiate sempre più frequenti sono fenomeni globali e
interessano anche le coste e le aree lagunari del Friuli Venezia
Giulia, in particolare l'isola di Grado. Dobbiamo agire subito
per cercare di contenere gli effetti dannosi di questi eventi
critici. Possiamo farlo grazie alle elevatissime competenze di
cui disponiamo in Regione, dalla Protezione civile, detentrice di
conoscenze, tecnologie e promotrice di progetti pilota a livello
internazionale, e dell'Università degli studi di Trieste.
Prevenire, come ci ha insegnato la lezione del post terremoto del
1976, è la migliore arma per fronteggiare l'evento improvviso:
non è la prima né l'ultima che affrontiamo situazioni di
criticità. Ci muoviamo per questo con la volontà di restituire
alle comunità e alle future generazioni un territorio sicuro e
protetto".
 
Lo hanno sottolineato il governatore del Friuli Venezia Giulia,
Massimiliano Fedriga, e il vicegovernatore e assessore con delega
alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, intervenuti questo
pomeriggio a Grado per la presentazione dell'accordo di
collaborazione tra Protezione civile della Regione e il
Dipartimento di matematica e geoscienze dell'Università degli
studi di Trieste per lo svolgimento di ricerche e indagini che
hanno l'obiettivo di prevedere le criticità che possono
interessare le aree costiere e perilagunari, e contenerle nei
loro effetti. Hanno preso parte all'incontro il sindaco di Grado,
Claudio Kovatsch, e il pro-rettore dell'Università degli studi di
Trieste, Valter Sergo.
 
"Il fenomeno dell'acqua alta colpisce in particolare l'isola di
Grado che ha quote di ingressione marina più basse della costa
regionale - hanno spiegato governatore e vicegovernatore -.
Grazie all'accordo si potranno studiare interventi per ridurre il
numero di eventi di esondazione lungo il Mandracchio e nelle aree
più depresse, tenendo conto dell'aumento della frequenza degli
eventi eccezionali registrata negli ultimi decenni, con un
livello massimo superiore a 140 centimetri nel 2018, 2019, 2020 e
2022, e dell'evoluzione climatica fornita dagli scenari ufficiali
che vedono una previsione di innalzamento marino, al 2100
compresa, tra i 28 e 61 centimetri nello scenario più
ottimistico, e tra i 52 e 98 centimetri nello scenario più
pessimistico".
 
Queste previsioni si basano sui report dell'Ipcc, il gruppo
intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico che è il
principale organismo internazionale per la valutazione dei
cambiamenti climatici.
 
"Queste previsioni richiedono un'accurata valutazione degli
interventi da realizzare, anche strutturali, necessari a
garantire la sicurezza dell'isola, sia nel breve che nel medio
lungo periodo, a salvaguardia del territorio, della popolazione,
degli insediamenti e del patrimonio storico e artistico di Grado,
anche a favore delle future generazioni", hanno aggiunto Fedriga
e Riccardi.
 
"Tramite attività di tipo sperimentale si cercherà di dare
risposta agli effetti conseguenti a un evento episodico di
mareggiata o acqua alta; saranno eseguiti test di valutazione
rapida sulle modifiche subite dalla fascia costiera, soprattutto
negli ambiti non urbanizzati ma maggiormente fragili in termini
di tenuta del sistema difensivo dal lato mare: ad esempio rottura
di banchi sabbiosi e tracimazioni sedimentarie".
 
"Per questa attività concreta, sul campo, sarà attrezzata una
squadra operativa dell'università che agirà in previsione di
allerta specifici, e subito dopo un evento significativo, con
ricognizioni, rilievi e raccolta di dati, di concerto con le
procedure di ricognizione che la Protezione civile mette in atto
in queste situazioni di emergenza-criticità".
 
L'accordo sottoscritto oggi, della durata di 3 anni, per un
impegno di spesa a favore dell'Università di Trieste di 360mila
euro, prevede un'analisi storica delle mareggiate e degli eventi
di acqua alta che hanno interessato la costa del Fvg negli ultimi
decenni, in particolare le inondazioni, con l'obiettivo di
definire l'estensione dei territori interessati da "ingressione
marina" ovvero dall'avanzamento dell'acqua del mare.
 
Prevede anche la predisposizione di mappe di vulnerabilità
costiera e rischio da mareggiata lungo i litorali sabbiosi della
regione e la definizione delle soglie di inondazione per la quale
saranno applicati modelli matematici legati ai valori
dell'altezza delle onde e al "periodo" delle onde: tramite
simulazioni, l'indagine vuole individuare gli effetti della
risalita del moto ondoso. Lo studio sarà svolto in stretta
sinergia con la Protezione civile per riprodurre gli scenari di
maggiore impatto da mettere in raffronto con l'osservazione degli
eventi che accadono nella realtà.
 
Sarà attualizzato uno studio già realizzato sugli argini della
Bassa pianura tra le foci del Tagliamento e del Timavo, con
particolare riferimento all'arco lagunare, con rilievi Gps di
precisione lungo gli argini interni, fino a Marina Nova.

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