Invecchiamento attivo. Pellegrino (Avs), "mancano risposte sulla sua efficacia"
"Il Friuli Venezia Giulia si posiziona al decimo posto fra le regioni più 'anziane' dell'Unione europea: il 26% della popolazione ha più di 65 anni e per questo è stata pensata la promozione di un percorso di conoscenza, uno screening denominato Prisma7, che rilevasse le difficoltà e far emergere disturbi o disagi sottovalutati o non riconosciuti, con lo scopo dichiarato di riuscire a prevenire un peggioramento dello stato di fragilità, favorendo così un invecchiamento nel benessere fisico e sociale". Così la consigliera Regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra), all'indomani dell'esame in Aula della clausola valutativa contenuta nella legge regionale
22/2014 su contrasto alla solitudine e promozione dell'invecchiamento attivo. "Durante il periodo caratterizzato dal Covid - fa presente
Pellegrino - sono stati intervistati oltre 71.100 over 75 per comprendere quale fosse il loro stato di salute psico-fisico, in un contesto caratterizzato da condizioni ambientali, relazionali, economiche e culturali che chiedeva alle persone un distanziamento sociale e non solamente quello fisico. Il risultato ha appurato che circa il 30% delle persone con vulnerabilità era sconosciuto ai servizi sociali. Quello che possediamo ora è un report su quanto è stato fatto, ma nulla su quanto abbia prodotto in termini di risposte e se le stesse siano state efficaci".
"Fotografare ciò che rischia di rimanere invisibile fino all'emergenza non è sufficiente, così come non è più sufficiente certificare un mero dato statistico senza dare seguito con politiche proattive. E voglio ricordare che la solitudine è un fattore di rischio che aumenta il malessere e il consumo improprio di prestazioni sia sanitarie, sia socioassistenziali e come tale va trattata come parte integrante della presa in carico", aggiunge la consigliera rosso-verde. Da ultimo, conclude, "non possiamo non rilevare che la legge regionale 16/22, per interventi a favore delle persone con disabilità e riordino dei servizi sociosanitari, ha sollevato dibattiti e preoccupazioni tra gli operatori e i portatori di interesse riguardo al rischio di una sanitarizzazione degli interventi. A quattro anni dalla sua approvazione possiamo affermare che, nonostante abbia avuto un larghissimo consenso politico bipartisan, nella sua applicazione allontana lo spirito
sociale e di comunità che invece ha ispirato la legge 328/2000".
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