Il Friuli Venezia Giulia volta pagina: tornano le Province elettive dopo dieci anni

Il Friuli Venezia Giulia si prepara a una delle più importanti riforme istituzionali degli ultimi anni. Dopo un decennio dall'abolizione delle Province elettive, il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge n. 86, che ridefinisce profondamente il sistema delle autonomie locali, sancendo il ritorno delle Province come enti eletti direttamente dai cittadini e ponendo fine all'esperienza degli Enti di decentramento regionale (Edr).
La riforma arriva dopo la modifica dello Statuto speciale della Regione, introdotta con la legge costituzionale n. 1 del 2026, e apre una nuova fase nell'organizzazione amministrativa del Friuli Venezia Giulia, che tornerà a essere articolato su tre livelli istituzionali: Comuni, Province e Regione.
Un ritorno che segna una svolta istituzionale
Con l'approvazione del provvedimento viene ripristinata una struttura amministrativa che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri dell'organizzazione territoriale regionale.
Le nuove Province saranno quattro: Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone, con gli stessi confini territoriali esistenti prima della soppressione del 2016.
La legge attribuisce alle Province il compito di rappresentare e promuovere gli interessi delle rispettive comunità, favorendone lo sviluppo e coordinando le funzioni di area vasta. Viene inoltre riconosciuta la particolare vocazione internazionale e transfrontaliera del Friuli Venezia Giulia, elemento che caratterizza in modo particolare il territorio regionale.
Le Province saranno chiamate anche a promuovere le pari opportunità attraverso la designazione delle Consigliere e dei Consiglieri provinciali di parità e a valorizzare le minoranze linguistiche presenti sul territorio, comprese le varietà del dialetto veneto.
Presidente e Consiglio torneranno a essere scelti dai cittadini
Una delle novità più significative riguarda il ritorno dell'elezione diretta.
Il presidente della Provincia sarà infatti scelto direttamente dagli elettori, resterà in carica per cinque anni e potrà svolgere al massimo due mandati consecutivi.
Anche il Consiglio provinciale avrà una durata quinquennale. Il numero dei consiglieri sarà definito successivamente attraverso una specifica legge elettorale regionale.
Durante la prima seduta il Consiglio eleggerà il proprio presidente, mentre la composizione della Giunta sarà disciplinata dagli statuti delle singole Province.
Nella fase iniziale della riforma, fino al 31 dicembre 2028, ogni Giunta sarà composta esclusivamente dal presidente e da tre assessori.
La normativa introduce inoltre una specifica tutela dell'equilibrio di genere, prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura inferiore al quaranta per cento.
Le competenze che passano dagli Edr alle Province
Dal 1° gennaio 2027 inizierà concretamente il trasferimento delle funzioni oggi esercitate dagli Enti di decentramento regionale.
Le Province erediteranno la gestione dell'edilizia scolastica relativa agli istituti superiori, con esclusione dei conservatori di musica, assumendo la responsabilità della manutenzione e della programmazione degli edifici scolastici.
Passeranno inoltre alle Province le competenze sulla viabilità di interesse provinciale, comprese le strade regionali che saranno individuate come tali e le piste ciclabili appartenenti alla rete sovracomunale.
A queste si aggiungeranno numerose funzioni autorizzatorie, tra cui il rilascio delle autorizzazioni per la raccolta dei funghi, la caccia, le manifestazioni motoristiche e ciclistiche e l'utilizzo temporaneo del demanio idrico.
Le Province diventeranno la "Casa dei Comuni"
La riforma punta anche a rafforzare il supporto ai piccoli Comuni.
Dal 1° luglio 2027, previa intesa con gli enti locali, le Province potranno svolgere attività di committenza ausiliaria a favore dei Comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti, entrando inoltre nella rete delle stazioni appaltanti.
Successivamente, dal 1° gennaio 2028, le Province offriranno assistenza tecnico-amministrativa nei settori dell'informatica, dei servizi digitali, degli espropri e della progettazione europea.
I Comuni potranno inoltre affidare alle Province la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche attraverso specifiche delegazioni amministrative.
Il trasferimento delle altre competenze sarà graduale
Il nuovo sistema non si limiterà alle competenze iniziali.
Successive leggi regionali disciplineranno infatti il progressivo trasferimento di ulteriori funzioni riguardanti infrastrutture, trasporti, governo del territorio, ambiente, demanio idrico, difesa del suolo, agricoltura, foreste, pesca, cultura, sport, istruzione, politiche sociali, lavoro, giovani e attività produttive.
Per coordinare questo percorso sarà istituita una Cabina di regia composta dagli assessori regionali competenti, dai direttori centrali della Regione, dai futuri presidenti delle Province e dall'Anci.
Conferenze dedicate a scuole e servizi
Per garantire un coordinamento stabile saranno istituite specifiche Conferenze provinciali dedicate all'edilizia scolastica e all'assistenza tecnico-amministrativa.
Vi prenderanno parte assessori regionali, dirigenti, rappresentanti degli studenti e sindaci dei Comuni interessati.
Sono previste anche Conferenze interprovinciali dedicate alle questioni comuni tra più territori.
Il personale passerà automaticamente alle Province
Dal 1° gennaio 2027 tutto il personale regionale attualmente impiegato presso gli Edr sarà trasferito automaticamente alle nuove Province.
La legge garantisce la piena continuità lavorativa, mantenendo anzianità di servizio, progressioni economiche e trattamento giuridico.
Anche gli incarichi dirigenziali già conferiti rimarranno validi fino al 30 giugno 2028, assicurando continuità amministrativa durante la fase di transizione.
Ogni Provincia potrà inoltre avvalersi di un Segretario provinciale con funzioni di assistenza giuridico-amministrativa e, qualora lo ritenga opportuno, nominare anche un Direttore generale incaricato dell'attuazione degli indirizzi politici.
Un Fondo unico garantirà l'autonomia finanziaria
La riforma istituisce anche il Fondo unico provinciale, destinato a garantire il funzionamento delle nuove Province.
Le modalità di riparto e l'entità delle risorse saranno definite con una successiva legge regionale, tenendo conto delle funzioni effettivamente esercitate da ciascun ente.
Durante la fase transitoria, inoltre, l'indennità spettante agli amministratori provinciali sarà equiparata a quella prevista per il sindaco del Comune più popoloso della rispettiva Provincia.
Una transizione che accompagnerà il ritorno delle Province
Fino al 31 dicembre 2026 saranno gli attuali direttori generali degli Edr a predisporre tutti gli atti necessari alla loro liquidazione e alla nascita delle nuove Province.
Dal 1° gennaio 2027 e fino all'insediamento degli organi eletti dai cittadini, l'amministrazione provinciale sarà affidata a commissari straordinari nominati dalla Giunta regionale.
Le elezioni provinciali saranno indette soltanto dopo il completamento del processo di costituzione delle Province e dopo l'approvazione di almeno sei ulteriori leggi regionali che disciplineranno nel dettaglio le funzioni fondamentali e le relative risorse.
Una riforma destinata a cambiare il volto delle autonomie locali
Con il via libera del Consiglio regionale prende dunque forma una riforma destinata a incidere profondamente sull'organizzazione istituzionale del Friuli Venezia Giulia.
Il ritorno delle Province elettive rappresenta uno dei cambiamenti amministrativi più rilevanti degli ultimi anni e apre una nuova stagione per il governo del territorio, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare il coordinamento tra Regione e Comuni, valorizzare le funzioni di area vasta e riportare ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente gli organi di governo provinciali.
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