sabato 12 settembre 2026
Trieste Cafe Il meglio di Trieste ogni giorno
18/06 un tuffo in un mare di spettacoli (CONTINUATIVO)
Breaking
Trieste, allarme a Trebiciano: «Finti carabinieri al telefono per far uscire di casa» Trieste, casetta in fiamme tra via Tribel e via Rossi: maxi intervento dei Vigili del fuoco (VIDEO) Trieste, incendio tra via Tribel e via Rossi: massiccio intervento dei Vigili del fuoco Monfalcone, Fincantieri e UFM insieme per i giovani: 20 borse sportive gratuite Trieste verso le elezioni, Bertoli: «Otto-nove mesi per portare avanti partite importanti» (VIDEO) Scuola Caprin, Lodi: «A gennaio i ragazzi torneranno in una scuola completamente nuova» (VIDEO) Trieste, De Gavardo sui proprietari dei cani: «La maggior parte conosce benissimo le regole» (VIDEO) Trieste 2027, Piero Camber: «Quando vai a votare vuoi sapere chi stai votando» (VIDEO) Trieste 2027, Ramazzina: «Seguire le impronte di Dipiazza sarà un bene per tutti» (VIDEO) Trieste, Dipiazza sui confini: «53 aperti, ne controlliamo 13. Così non controlliamo niente» (VIDEO) Trieste, movida al contrario. Miguel Selekta: «Più scelta d’inverno, d’estate dopo mezzanotte?» (VIDEO) Il meteo di sabato 12 settembre, cielo sereno Trieste, medaglia bronzea all’Ande per gli 80 anni di impegno civico Trieste, Michele Boldrin scuote politica: «ORA! ci sarà a Comunali 2027, città torni punto di riferimento» (VIDEO) Trieste, Giacomelli lancia il bonus climatizzatori per gli anziani: «Una misura concreta contro il caldo estremo» Trieste, allarme a Trebiciano: «Finti carabinieri al telefono per far uscire di casa» Trieste, casetta in fiamme tra via Tribel e via Rossi: maxi intervento dei Vigili del fuoco (VIDEO) Trieste, incendio tra via Tribel e via Rossi: massiccio intervento dei Vigili del fuoco Monfalcone, Fincantieri e UFM insieme per i giovani: 20 borse sportive gratuite Trieste verso le elezioni, Bertoli: «Otto-nove mesi per portare avanti partite importanti» (VIDEO) Scuola Caprin, Lodi: «A gennaio i ragazzi torneranno in una scuola completamente nuova» (VIDEO) Trieste, De Gavardo sui proprietari dei cani: «La maggior parte conosce benissimo le regole» (VIDEO) Trieste 2027, Piero Camber: «Quando vai a votare vuoi sapere chi stai votando» (VIDEO) Trieste 2027, Ramazzina: «Seguire le impronte di Dipiazza sarà un bene per tutti» (VIDEO) Trieste, Dipiazza sui confini: «53 aperti, ne controlliamo 13. Così non controlliamo niente» (VIDEO) Trieste, movida al contrario. Miguel Selekta: «Più scelta d’inverno, d’estate dopo mezzanotte?» (VIDEO) Il meteo di sabato 12 settembre, cielo sereno Trieste, medaglia bronzea all’Ande per gli 80 anni di impegno civico Trieste, Michele Boldrin scuote politica: «ORA! ci sarà a Comunali 2027, città torni punto di riferimento» (VIDEO) Trieste, Giacomelli lancia il bonus climatizzatori per gli anziani: «Una misura concreta contro il caldo estremo»
Cronaca

“Cara Trieste, mi hai fatto sentire a casa”: la lettera d’amore di una palermitana alla città

redazione·
“Cara Trieste, mi hai fatto sentire a casa”: la lettera d’amore di una palermitana alla città

È una vera e propria dichiarazione d’amore a Trieste, quella affidata alle parole di una signora arrivata alcuni anni fa da Palermo e capace, con una lunga e delicata dedica, di raccontare cosa significhi scoprire una città poco alla volta fino a sentirla propria.

Non soltanto una nuova città in cui vivere, dunque, ma un luogo nel quale mettere nuove radici senza dimenticare quelle lasciate nella propria terra d’origine. Al centro del racconto ci sono il mare, la bora, il dialetto, le strade, i palazzi e quelle piccole abitudini quotidiane che, con il passare del tempo, trasformano un luogo inizialmente sconosciuto in casa.

“Sono arrivata da Palermo e tu mi hai accolta con la tua luce”

La dedica si apre proprio ricordando l'arrivo dal capoluogo siciliano.

«Cara Trieste, qualche anno fa, sono arrivata da Palermo e tu mi hai accolta con la tua luce, con il vento che attraversa le strade, con il mare che si apre davanti agli occhi e con quella bellezza che non ha bisogno di mostrarsi per lasciare il segno».

Una descrizione che restituisce l'immagine di una Trieste scoperta attraverso sensazioni e dettagli, più che attraverso i suoi simboli più conosciuti.

«Ogni giorno mi concedi una nuova meraviglia: un palazzo, un angolo nascosto, una prospettiva sul golfo, una storia che riaffiora dal passato».

È proprio questa scoperta quotidiana a diventare uno dei fili conduttori della lettera: Trieste non viene raccontata come qualcosa che si comprende immediatamente, ma come una città che lentamente si lascia conoscere.

Il dialetto triestino diventato familiare

Tra gli elementi che hanno accompagnato questo percorso c'è anche il dialetto triestino, inizialmente molto distante dalla parlata e dalle sonorità della sua Palermo e poi diventato parte della quotidianità.

«Ho imparato ad ascoltarti anche attraverso le tue parole. Il dialetto triestino, all'inizio così lontano dal mio, è diventato familiare».

La signora racconta anche il piacere di sentirlo ancora parlare nelle strade e nelle conversazioni di chi continua a custodirlo.

«Mi diverte ascoltarlo nelle voci di chi lo custodisce ancora, con orgoglio e naturalezza, come una piccola eredità da tramandare».

Il dialetto diventa così qualcosa di più di un semplice modo di parlare. Nelle sue parole rappresenta la memoria stessa della città.

«In quelle parole sento vivere la tua memoria, la tua identità, il carattere di una città che non dimentica da dove viene».

Il mare, il filo invisibile tra Palermo e Trieste

Poi c'è il mare. Forse il legame più profondo tra le due città e quello che, fin dall'inizio, ha permesso alla nuova arrivata di ritrovare qualcosa di familiare anche a centinaia di chilometri dalla Sicilia.

«Ogni mattina apro la finestra e il profumo del mare entra in casa. È un gesto semplice, eppure per me ha il sapore di un ritorno».

Per chi è cresciuto a Palermo, spiega, il mare non rappresenta soltanto uno scenario da osservare.

«Perché il mare, per chi è nato a Palermo, non è soltanto un paesaggio: è una presenza, una parte della propria storia».

Ed è proprio il mare del golfo di Trieste ad aver costruito il primo ponte emotivo tra il passato e il presente.

«Ritrovarlo qui è stato forse il primo filo che ha unito la mia terra alla tua».

Due mari, due città lontane geograficamente, due identità differenti che nella storia personale della protagonista finiscono per incontrarsi.

“Si può appartenere a più di un luogo”

È forse questo il passaggio più intenso della dedica. Con il passare degli anni, la signora comprende che amare una nuova città non significa cancellare quella dalla quale si proviene.

«Con il tempo ho scoperto che si può appartenere a più di un luogo. Si possono portare nel cuore le proprie radici e, nello stesso tempo, lasciarne crescere di nuove».

Una frase che racchiude il senso dell'intero racconto: Palermo rimane parte della sua identità, mentre Trieste diventa progressivamente una seconda appartenenza.

«Tu hai fatto questo con me».

Poche parole, seguite da una considerazione ancora più personale.

«Hai accolto la palermitana che sono e, senza chiedermi di rinunciare a nulla, mi hai regalato un altro modo di sentirmi a casa».

La gratitudine per la bora, il sole e le voci nelle strade

Nel finale la lettera assume definitivamente il tono di un ringraziamento rivolto direttamente alla città.

«Per questo ti sono grata».

Una gratitudine che comprende anche quei dettagli che fanno parte della quotidianità triestina e che, col trascorrere del tempo, sono diventati familiari.

«Grata per le tue giornate di bora e di sole, per il tuo mare, per le voci nelle strade, per le storie che custodisci e per tutte quelle piccole cose che ormai riconosco come mie».

È forse proprio in quel “ormai riconosco come mie” che si coglie il momento nel quale l'essere arrivati da fuori lascia spazio a un sentimento nuovo: quello dell'appartenenza.

Trieste, scrive la signora, è entrata nella sua esistenza lentamente, quasi senza farsi notare.

«Sei entrata nella mia vita quasi in punta di piedi e sei diventata un luogo dell'anima».

Una dichiarazione semplice e intensa che unisce idealmente Palermo e Trieste attraverso il mare e racconta una delle forme più profonde dell'integrazione: continuare ad amare il luogo dal quale si proviene e, contemporaneamente, scoprire di avere trovato altrove un'altra casa.

La dedica termina così come era iniziata, rivolgendosi direttamente alla città: «Con gratitudine e affetto».

Articoli correlati