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Politica

McDonald’s sulle Rive, Caterina Conti: «Trieste dovrebbe valorizzare tradizioni, prodotti e cultura»

redazione·
McDonald’s sulle Rive, Caterina Conti: «Trieste dovrebbe valorizzare tradizioni, prodotti e cultura»

Il possibile arrivo di un nuovo McDonald’s sulle Rive di Trieste, negli spazi dello Spiller, continua ad alimentare il dibattito sul futuro commerciale e sull’identità del centro cittadino.

A intervenire è Caterina Conti, che pone una domanda molto netta: le Rive devono essere pensate soprattutto per i turisti oppure per i triestini che vivono la città durante tutto l’anno?

La sua non viene presentata come una critica al marchio McDonald’s in sé, ma come una riflessione più ampia sul tipo di città che Trieste vuole diventare e sull’immagine che intende offrire a chi arriva da fuori.

«Le Rive di Trieste: per i turisti o per i triestini?»

Conti parte proprio da qui.

«Le Rive di Trieste: per i turisti o per i triestini? Insomma, un nuovo McDonald’s al posto dello Spiller sulle Rive? E questa sarebbe la Trieste che vogliamo?».

Una domanda che mette al centro non soltanto il singolo locale, ma il rapporto tra sviluppo commerciale, turismo e vita quotidiana dei residenti.

«Avrei immaginato qualcosa che raccontasse davvero Trieste»

Secondo Conti, la posizione ha un valore particolare.

Si tratta infatti di una delle aree più rappresentative della città, proprio davanti alla Stazione Marittima, e quindi di un luogo che contribuisce in modo diretto all’immagine di Trieste.

«In una delle zone più belle e rappresentative della città, proprio davanti alla Stazione Marittima, avrei immaginato qualcosa che raccontasse davvero Trieste: la nostra tradizione, i nostri prodotti, la nostra cultura, la nostra identità».

La proposta implicita è quindi quella di valorizzare maggiormente attività capaci di esprimere il carattere locale.

«McDonald’s lo trovi praticamente ovunque»

Il confronto viene poi impostato sul tema dell’unicità.

«McDonald’s lo trovi praticamente ovunque. Le Rive di Trieste, invece, sono uniche».

Una frase che sintetizza il cuore della riflessione: evitare che uno dei luoghi più riconoscibili della città perda progressivamente la propria specificità commerciale e culturale.

Non una battaglia contro il marchio

Conti precisa comunque che il suo intervento non vuole trasformarsi in una presa di posizione contro McDonald’s.

«Non è una critica a McDonald’s. È una riflessione sul tipo di città che vogliamo costruire e sull’immagine che vogliamo offrire a chi viene a visitarci».

Il problema, quindi, sarebbe soprattutto quello della collocazione e della scelta di quale identità comunicare attraverso le attività presenti nelle zone simboliche di Trieste.

Turismo e residenti, il punto centrale

La parte finale dell’intervento sposta il dibattito su una questione ancora più ampia.

«Ma vogliamo davvero lasciare che siano i turisti a determinare quali negozi e locali aprire, quando poi siamo noi triestini a viverci tutto l’anno?».

Una domanda che tocca uno dei temi più discussi nella Trieste degli ultimi anni: come trovare un equilibrio tra crescita turistica e qualità della vita dei residenti.

Il turismo rappresenta una risorsa, ma secondo questa impostazione non dovrebbe diventare l’unico criterio attraverso cui immaginare il futuro commerciale del centro.

Che città vogliamo costruire?

L’intervento di Caterina Conti si aggiunge così alle diverse voci che stanno discutendo il possibile nuovo McDonald’s sulle Rive.

La questione supera rapidamente il singolo fast food e diventa un confronto sull’identità urbana: quanto spazio lasciare alle grandi catene internazionali e quanto invece riservare ad attività capaci di raccontare Trieste?

Per Conti la risposta dovrebbe partire proprio dai luoghi simbolo.

Le Rive rappresentano uno dei biglietti da visita della città e, secondo la sua visione, dovrebbero continuare a raccontare qualcosa che non sia possibile trovare identico altrove.

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