Judo, giovane triestino Alessio De Luca guarda a Los Angeles 2028: «Oro olimpico mio obiettivo» (VIDEO)

Il sogno ha un nome e una data: Los Angeles 2028.
Alessio De Luca, giovane campione triestino di judo, lo ha detto chiaramente durante il talk sportivo trasmesso in diretta da Trieste Cafe dalla Sagra de la Sardela nella pineta di Barcola: qualificarsi alle Olimpiadi rappresenta il grande obiettivo attorno al quale sta costruendo la propria vita sportiva.
Un percorso fatto di trasferimenti, allenamenti all'estero, rinunce e confronto con alcuni dei judoka più forti del mondo.
Il trasferimento a Torino per inseguire il sogno
La svolta è arrivata cinque anni fa.
«Mi sono trasferito a Torino per far sì che i miei sogni diventassero realtà», ha raccontato De Luca.
Una decisione radicale, presa pur riconoscendo il valore della scuola triestina di judo, con l'obiettivo di entrare in un contesto nel quale poter crescere ulteriormente.
È stato proprio lontano da casa che De Luca ha iniziato a percepire concretamente la possibilità di trasformare l'ambizione in carriera.
«Lì ho iniziato a capire che potevo diventare qualcosa, potevo diventare un atleta più forte, un atleta migliore e lì ho capito che i sogni potevano diventare realtà».
«Penso all'oro olimpico ogni giorno»
Quando Luca Marsi gli ha chiesto quali fossero i suoi grandi obiettivi, De Luca non ha cercato scorciatoie diplomatiche.
«Il mio obiettivo principale da sempre è stato l'Olimpiade», ha affermato.
E ancora: «Ho sempre l'oro olimpico, ci penso ogni giorno e spero di qualificarmi a Los Angeles tra due anni».
Una dichiarazione che racconta non soltanto un traguardo sportivo ma il livello di concentrazione necessario per provare ad arrivare all'appuntamento più importante per un atleta.
Le rinunce e una vita costruita attorno al judo
Un percorso di questo livello comporta inevitabilmente sacrifici.
Alla domanda su quanto pesi rinunciare a una parte della vita tradizionale di un ragazzo giovane, De Luca ha risposto con una frase che sintetizza la mentalità dell'agonista.
«Quando quello che fai è un sogno così importante, quello a cui rinunci non è poi così importante, perché o quello che vuoi diventare diventa il tuo unico obiettivo o rinunci a quello che vuoi diventare».
Il rischio, però, è quello di vivere completamente assorbiti dalla competizione.
«Bisogna cercare di mettersi in una bolla ma allo stesso tempo di non far esplodere questa bolla stando troppo dentro», ha spiegato.
La sua vita privata, del resto, si è progressivamente intrecciata con il judo.
«Ormai tutti gli amici che ho vengono dal judo, dalla mia palestra o da varie palestre in Italia, in Europa e nel mondo», ha raccontato, spiegando che anche la propria compagna pratica la stessa disciplina.
«La mia vita privata è all'interno della mia passione».
Testa e fisico, un equilibrio indispensabile
Nel judo non è sufficiente essere fisicamente dominanti.
«Non c'è uno senza l'altro», ha spiegato De Luca parlando del rapporto tra preparazione atletica e controllo mentale.
Secondo il campione triestino esistono judoka fisicamente straordinari che non riescono però a esprimere completamente il loro potenziale dal punto di vista mentale, così come può accadere il contrario.
Il salto di qualità arriva soltanto quando le due componenti raggiungono un equilibrio.
Il confronto con i giganti internazionali
De Luca ha raccontato anche quanto possa essere netto il salto tra il panorama italiano e il massimo livello mondiale.
Durante una gara disputata in Cina si è ritrovato immediatamente davanti, al primo turno, a un fuoriclasse giapponese pluricampione olimpico e mondiale.
«Ho perso», ha raccontato senza nascondersi, «però, in confronto ad altre persone che ho incontrato in Europa e in Italia, quello è un livello a cui voglio arrivare».
E per crescere non basta gareggiare.
De Luca ha raccontato di aver trascorso una settimana in Azerbaijan da solo per allenarsi e di avere in programma un nuovo periodo di allenamento in Spagna.
«Oltre alle gare, è importantissimo allenarsi per poi arrivare preparato nel momento in cui devi vincere».
Los Angeles 2028 è già una strada concreta
Verso la conclusione del talk, il tema olimpico è tornato al centro.
Alla domanda se Los Angeles fosse ancora soltanto un sogno o ormai un obiettivo concreto, De Luca non ha avuto esitazioni.
«L'obiettivo è concreto, sempre concreto».
Ha quindi spiegato il meccanismo della qualificazione, articolato attraverso diverse tappe e una ranking list finale, con una selezione estremamente competitiva anche all'interno della stessa nazionale.
«Siamo molto forti nella mia categoria, ci sono dei bravissimi ragazzi, però bisogna essere egoisti e pensare a se stessi e allenarsi il più possibile per il proprio obiettivo».
«Il talento da solo non basta»
C'è poi un messaggio rivolto direttamente ai giovanissimi.
«Il talento può servire fino a un certo livello», ha spiegato De Luca.
Ma il talento, senza disciplina, non porta abbastanza lontano.
«Se non ci metti il duro lavoro, la voglia di diventare campione e la voglia di vivere quello che fai ogni giorno, non puoi vivere solo di talento. Devi lavorare, lavorare, lavorare».
Un concetto semplice, quasi brutale nella sua chiarezza, che sintetizza perfettamente la sua idea dello sport.
Atleti e social, il paradosso della visibilità
La parte finale dell'intervista ha affrontato anche il rapporto tra risultati sportivi e popolarità online.
De Luca ha raccontato di aver pubblicato sui social contenuti dedicati alla vittoria del campionato italiano e a una medaglia mondiale junior ottenendo risultati inferiori, in termini di visualizzazioni, rispetto a un semplice video tecnico.
«Ho messo l'altro giorno un video stupido che spiegava una tecnica, è salito a 250.000 views. L'algoritmo premia quello che vogliono vedere le persone e non le cose troppo meritevoli».
Un meccanismo che ha conseguenze concrete anche sul mercato degli sponsor.
De Luca ha osservato come atleti con un seguito molto superiore sui social riescano ad attrarre maggiori sponsorizzazioni, indipendentemente dal confronto strettamente sportivo. Lui può contare sul gruppo sportivo dell'Esercito, che gli permette di fare del judo il proprio lavoro, ma il tema della visibilità resta centrale nel nuovo sport professionistico.
Tra tatami, trasferte internazionali e una classifica olimpica da scalare, il percorso è ancora lungo. Ma una cosa, dalle parole di Alessio De Luca, appare già chiarissima: Los Angeles 2028 non è una suggestione da pronunciare sottovoce. È l'obiettivo.
DI SEGUITO IL VIDEO
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